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NUMERO 1 ABSTRACTS SCARICA (file.doc)
1 The Protective Role of Parental Involvement in Adolescent Suicide
Eirini Flouri e Ann Buchanan
Crisis 2002 volume 23 (1) : 17-22
Il ruolo protettivo del coinvolgimento genitoriale nel suicidio adolescenziale
Questo studio su 2722 adolescenti tra i 14 e i 18 anni esplora come il coinvolgimento genitoriale possa proteggere dai tentativi di suicidio adolescenziali. Confrontati con la loro controparte, i tentatori suicidari erano più predisposti ad avere problemi con la polizia, a riportate bassi livelli di interesse genitoriale e motivazione scolastica, e a riportare ideazione suicidaria e uso di alcol o droghe illegali quando provano stress. Avevano inoltre minore probabilità di risiedere con entrambi i genitori. L'associazione tra coinvolgimento genitoriale e comportamento suicidario non era più forte per i figli rispetto alle figlie o per gli adolescenti che hanno sperimentato la separazione familiare rispetto a quelli cresciuti in famigli con due genitori.
2 Sexual Assault History and Suicidal Behaviour in a National Sample of Women
Sarah E. Ullman, PhD, and Leanne R. Brecklin, MA
Suicide and Life-Threaenting Behavior 32 (2) Summer 2002
Storia di violenza sessuale e comportamento suicidario in un campione nazionale di donne
Questo studio esamina i correlati demografici e psicosociali dell'ideazione suicidarla e dei tentativi di suicidio in donne con una storia di violenza sessuale nell'infanzia e / o nell'età adulta identificate in un campione nazionale di donne. Un'analisi multivariata dimostra che donne con storie di violenza sessuale sia nell'infanzia che nell'età adulta riportano un maggiore odds di tentativi di suicidio nel corso della vita, controllate per fattori demografici e altre caratteristiche psicosociali. Come predetto, giovane età (marginale), eventi di vita stressanti (marginale), depressione, PTSD, e sintomi di dipendenza alcolica erano inoltre associati con l'ideazione suicidarla. Per di più, numero di eventi traumatici e depressione erano ciascuno associato con il rischio nel corso della vita di tentativi di suicidio. Sono discusse le implicazioni di studiare il ruolo del trauma sessuale e di altri fattori psicosociali in donne con comportamento suicidario.
3 Childhood adversities, interpersonal difficulties, and risk for suicide attempts during late adolescent and early adulthood
Jeffrey G. johnson, PhD, Patricia Cohen, PhD, Madelyn S. Gould, PhD, Stephanie Kasen, PhD, Jocelyn Broen, MD, Judith S. Brook, PhD
Archives General Psychaitry 2002 vol 59, 741-749
Avversità nell'infanzia, difficoltà interpersonali, e rischio di tentativi di suicidio durante la tarda adolescenza e l'età giovane adulta
Introduzione : sono stati usati dati da uno studio longitudinale di comunità per indagare l'associazione tra avversità nell'infanzia, difficoltà interpersonali durante l'adolescenza, e tentativi di suicidio durante la tarda adolescenza e l'età giovane adulta.
Metodi : un campione di 659 famiglie da una comunità dell' Upstate New York è stato intervistato nel 1975, 1983, dal 185 al 1986, e dal 1991 al 1993. Durante l'intervista dal 1991 al 1993 l'età media dei figli era di 22 anni.
Risultati : una funzione parentale inadeguata e il maltrattamento nell'infanzia erano associate ad un elevato rischio per difficoltà interpersonali durante la metà dell'adolescenza e per i tentativi di suicidio durante la tarda adolescenza e la giovane età adulta, dopo che l'età, il sesso, i sintomi psichiatrici durante l'infanzia e l'inizio dell'adolescenza e i sintomi psichiatrici dei genitori erano stati statisticamente controllati. Un ampia gamma di difficoltà interpersonali durante la metà dell'adolescenza era associata ad un rischio di comportamento suicidario, dopo che le covariate sono state controllate. Profonde difficoltà interpersonali durante la metà dell'adolescenza mediano l'associazione tra una funzione parentale inadeguata o il maltrattamento dell'infanzia e i tentativi di suicidio durante la tarda adolescenza e la giovane età adulta.
Conclusioni : una funzione parentale inadeguata e il maltrattamento nell'infanzia possono essere associate ad un elevato rischio per gravi difficoltà interpersonali durante l'adolescenza. Queste difficoltà interpersonali possono giocare un ruolo centrale nello sviluppo del comportamento suicidario. I giovani che si trovano ad elevato rischio di suicidio possono necessitare di servizi di salute mentale che possano aiutarli a fronteggiare una estesa storia di profonde difficoltà interpersonali, iniziate nell'infanzia e continuate attraverso l'adolescenza.
4 Suicidal behaviour of psychiatric in-patient
Spießl H., Hübner-Liebermann B., Cording C.
Acta Psychiatrica Scandinavica 2002 : 106 : 134-138
Comportamento suicidario di pazienti psichiatrici ospedalizzati
Obiettivo : lo studio ha l'obiettivo di esaminare il comportamento suicidario prima e durante l'ospedalizzazione dei pazienti in ospedaliero psichiatrico pubblico.
Metodo : basandosi su un sistema di documentazione psichiatrica di base sono state indagate in un periodo di 11 anni dal 1989 al 1999, la prevalenza e i fattori di rischio di suicidi, di tentativi di suicidio e di ideazione suicidarla in pazienti ospedalizzati.
Risultati : su 21 062 pazienti sono stati trovati 30 suicidi di pazienti ospedalizzati. Secondo una analisi multivariata di regressione logistica il rischio di suicidio in ospedale aumenta per pazienti con schizofrenia, elevata durata di permanenza, precedenti tentativi di suicidio, impiego part-time e training / retraining.
I predittori di tentivo di suicidio durante l'ospedalizzazione sono tentativo di suicidio all'ammissione, disturbo di personalità, ideazione suicidaria all'ammissione, schizofrenia e disturbo affettivo.
Conclusion : siccome gli schizofrenici rappresentano in gruppo a più alto rischio di suicidio durante l'ospedalizzazione, la prevenzione del suicidio deve essere uno dei principali obiettivi nel loro trattamento. È raccomandata una maggiore frequente valutazione del rischio suicidario in modo particolare prima di una dimissione o di un'uscita.
5 Sudden death and suicide : a comparison of brain weight
S.J. Hamilton and R.F.T. McMahon
Brithish Journal of Psychiatry 2002, 181, 72-75
Morte improvvisa e suicidio: un confronto del peso del cervello
Introduzione : un evidenza recente suggerisce che il peso del cervello di soggetti sopra i 60 anni che hanno commesso un suicidio è significativamente più pesante rispetto a soggetti che sono morti per cause naturali.
Obiettivi : accertare che il peso del cervello in soggetti di più giovane età che hanno commesso il suicidio è differente rispetto a quello che sono morti accidentalmente.
Metodo : una revisione retrospettiva dei referti post-mortem comparando peso, altezza e peso del cervello in 100 vittime di un suicidio (87 maschi, età media 38.5 anni) con 100 controlli per età e genere che sono morti accidentalmente o per cause naturali. Il confronto del peso del cervello è stato fatto con il t-test sia in modo isolato, sia corretto per l'altezza, il peso e l'indice di massa corporea.
Risultati : questi risultati non rilevano alcuna differenza significativa nel perso del cervello nei casi di suicidio comparati con la popolazione generale (P > 0.005). Il peso del cervello edi soggetti morti per impiccagione era significativamente più alto di quello dei soggetti morti per intossicazione.
Conclusioni : nonostante ci siano significativi elementi neuropsichiatrici che influenzano il comportamento suicidario, questi non influenzano consistentemente il peso del cervello nella popolazione studiata.
6 Violence and schizophrenia : examining the evidence
Elisabeth Walsh, Alec Buchanan and Thomas Fahy
Brithish Journal of Psychiatry 2001, 180, 490 - 495
Violenza e schizofrenia : esaminando l'evidenza
Introduzione : è oramai accettato che le persone con schizofrenia sono significativamente più predisposte ad essere violente rispetto agli altri membri della popolazione generale. Un fatto meno riconosciuto è che la proporzione della violenza sociale attribuibile alla schizofrenia è bassa.
Obiettivi : esaminare in modo critico l'evidenza epidemiologica dell'associazione tra violenza e schizofrenia e stimare l'impatto di questa associazione nella società.
Metodo : una revisione selettiva della letteratura chiave sulla epidemiologia della violenza e della schizofrenia. Il rischio attribuibile alla popolazione per violenza nella schizofrenia è calcolato dagli studi basati sulla popolazione.
Risultati : molti studi confermano l'associazione tra violenza e schizofrenia. Una recente valida evidenza suggerisce una piccola ma indipendente associazione. La comorbidità con l'abuso di sostanze aumenta considerevolmente il rischio. La proporzione del crimine violento nella società attribuibile alla schizofrenia si situa consistentemente sotto il 10%.
Conclusioni : una minore focalizzazione sul rischio relativo e una maggiore sul rischio assoluto di violenza posto alla società dalle persone con schizofrenia servirebbe a ridurre lo stigma associato. Strategie indirizzate a ridurre questo piccolo rischio richiedono ulteriore attenzione, in particolare il trattamento dell'abuso di sostanze.
7 A case control study of suicide and attempted suicide in older adults
Suicide and Life.Threatening Behavior Spring 2002
Uno studio caso controllo sul suicidio e T.S. negli adulti/anziani
I fattori di rischio per un grave comportamento suicidario tra gli adulti/anziani sino stati esaminati in uno studio di tipo caso-controllo su 53 adulti da 55 anni in poi che sono deceduti per suicidio o che hanno effettuato un grave tentatico di suicidio da un punto di vista medico e che sono stati paragonati con 269 soggetti selezionati in maniera random.
Le analisi multivariate hanno suggerito che il rischio di un serio comportamento suicidario era elevato tra i soggetti con disturbi dell'umore in corso ( OR=179, CI=52.8-607.6) ricoverati in ambiente psichiatrico nel precedente anno ( OR=24.4, CI=1.9-318.7), con limitata rete sociale ( OR=4.5, CI=1.4-14.6). Il ruolo preminente dei disturbi dell'umore è stato confermato dalle stime del rischio di popolazione attribuibile (PAR)=73.6%, indicanti che il miglioramento nella diagnosi, trattamento e gestione dei disturbi dell'umore dovrebbe essere il principale obiettivo delle strategie di prevenzione del suicidio per gli adulti/anziani.
8 Can temperament identify affectively ill patients who engage in lethal or near-lethal suicidal behavior? A 14-year prospective study
SLTB Spring 2002
PUO' IL TEMPERAMENTO IDENTIFICARE I PAZIENTI CON PATOLOGIE DELL'UMORE CHE ATTUANO UN COMPORTAMENTO SUICIDARIO MORTALE O QUASI-MORTALE? UNO STUDIO PROSPETTICO DI 14 ANNI
Tra i pazienti con disturbi affettivi seguiti naturalisticamente per 14 anni, 36 hanno commesso suicidio, 120 hanno effettuato un T.S. e di 373 non si ha alcuna notizia di T.S. Paragonando questi tre gruppi in base allo stato e al tratto di personalità si è scoperto che il suicidio perpetrato entro 12 mesi veniva predetto da variabili cliniche, ma non personologiche ed il suicidio oltre i 12 mesi da fattori temperamentali recentemente acquisiti e non da variabili cliniche. I tentatori ed i "completers" condividevano delle caratteristiche comuni: precedenti T.S., impulsività, abuso di sostanze e agitazione psicomotoria all'interno di un disturbo bipolare ciclico/misto. Tali caratteristiche di temperamento come l'impulsività e l'assertività erano i migliori predittori prospettici di suicidi completati oltre i 12 mesi con un livello di sensibilità del 74% e di specificità dell'82%.
9 Assault victimization and suicidal ideation or behavior within a national sample of U.S. adults
SLTB Spring 2002
EPISODI D'AGGRESSIONE E IDEAZIONE O COMPORTAMENTO SUICIDARIO IN UN CAMPIONE DI AMERICANI ADULTI
I dati ricavati da un campione nazionale rappresentativo di 5238 americani adulti sono stati utilizzati per esaminare fino a che grado le vittime di aggressione fisica sviluppavano un'ideazione o un comportamento suicidario. I risultati delle analisi di regressione logistica multivariata indicano che tale condizione è associata positivamente con il comportamento suicidario dopo un aggiustamento per caratteristiche sociodemografiche e uso d'alcol ( OR=3.6;95%, CI=2.4-5.5). I soggetti feriti durante l'aggressione più recente ( OR=2.7;95%, CI=1.2-6.0) o aggrediti da un parente ( OR=7.7;95%, CI=2.7-22.5 ) presentavano una maggiore probabilità di riferire comportamento o ideazione suicidaria rispetto alle vittime che non erano state ferite o a quelle aggredite da un estraneo. Inoltre queste due ultime categorie avevano una probabilità maggiore ( OR=5.6;95%, CI=3.8-8.2 e OR=2.9;95%, CI=1.4-6.0 ) di riferire ideazione o comportamento sucidario rispetto ai soggetti non aggrediti. Questi risultati mettono in evidenza la necessità per chi provvede ai servizi legali, medici, di salute mentale e sociali di affrontare il problema della co-presenza di aggressione violenta e ideazione suicidaria particolarmente, ma non esclusivamente, aggressione da parte di familiari e partners.
10 Psychiatric inpatients' perceptions of written no-suicide agreements: an exploratory study
SLTB Spring 2002
LE IMPRESSIONI DEI PAZIENTI PSICHIATRICI SUGLI ACCORDI SCRITTI DI "NON-SUICIDIO": UNO STUDIO ESPLORATIVO
135 pazienti psichiatrici ricoverati per rischio suicidario sono stati valutati riguardo alle loro opinioni sui benefici/limiti di accordi scritti di "non-suicidio". Uno strumento di osservazione sviluppato per questo studio ha rivelato che questi pazienti, per la maggior parte, giudicavano positivamente tali accordi ed in modi coerenti con le opinioni cliniche espresse in un certo numero di articoli qualitative/expert-opinion(?). I giudizi positivi sugli accordi di "non-suicidio" non erano sostanzialmente influenzati da un vantaggio sociale o dall'età, nè condizionati dal sesso, presenza/assenza di disturbi in Asse II o ammissione di pericolo suicidario. Comunque la storia di tentativi di suicidio di un paziente (nessun tentativo, 1 tentativo, o più di 1 tentativo) esercitava un effetto attenuante riguardo al valore di utilità attribuito a questi contratti dal paziente stesso.
I ripetitori tendevano a considerare gli accordi scritti d "non-suicidio" meno utili rispetto ai pazienti con un singolo o nessun precedente tentativo. Vengono discussi i problemi metodologici e le questioni di generalizzabilità associati con questi risultati e viene indicata la necessità di ulteriori ricerche.
11 Prevention of youth suicide: how well informed are the potential gatekeepers of adolescents in di stress?
SLTB Spring 2002
PREVENZIONE DEL SUICIDIO NEI GIOVANI: QUANTO INFORMATI SONO I POTENZIALI "GATEKEEPERS" DEGLI ADOLESCENTI SUL LORO DISAGIO?
L'Australia ha uno dei più alti tassi di suicidio tra i giovani. Sebbene sia stato proposto un ruolo per medici ed insegnanti nella prevenzione del suicidio giovanile, nessun precedente studio australiano ha adeguatamente valutato il livello di conoscenza del fenomeno posseduto da questi professionisti. Il livello di conoscenza del suicidio adolescenziale è stato studiato usando l'ASBQ, uno strumento a 39 item sviluppato per tale scopo. Il campione stratificato in maniera random comprendeva 404 medici di base e 481 insegnanti da 56 scuole superiori. I medici di base e gli insegnanti hanno risposto correttamente, in media, al 71% e 59% degli item del questionario rispettivamente. Si è rilevata un'ampia variabilità individuale: il numero di risposte corrette aveva un range da 4 a 38 per i medici di base e da 0 a 34 per gli insegnanti. Punti di forza e limiti nella conoscenza tra le due professioni sono stati discussi in termini del ruolo di potenziali controllori da parte di questi professionisti nella prevenzione del suicidio.
12 Mass suicide: historical and psychodynamic considerations
SLTB Spring 2002
SUICIDIO DI MASSA: CONSIDERAZIONI STORICHE E PSICODINAMICHE
Il suicidio di massa può essere definito come il suicidio simultaneo di tutti i membri di un gruppo sociale ed è strettamente collegato alla dimensione umana dell'esistenza sebbene il contesto sociale e culturale possa variare. Infatti il termine "suicidio di massa" può anche essere usato per descrivere situazioni in cui una particolare popolazione ha reagito all'oppressione negando tutte le normali attività di sussistenza , con l'intenzione di ottenere quasi una metamorfosi traumatica in un contesto culturale (colonizzazione, sfruttamento da parte di altre popolazioni), trasformando quindi una catastrofe, in cui si gioca un ruolo passivo, in un'altra attivamente costruita. Inoltre i suicidi di massa possono essere suddivisi in due categorie: a) eteroindotto, tipico di popolazioni sconfitte e colonizzate ed obbligate a fuggire da una realtà che non riconosce la loro dignità umana e b) autoindotto, in cui la motivazione è collegata ad una valutazione distorta della realtà senza che ci sia una situazione intollerabile o un reale rischio di morte. I suicidi di massa che hanno avuto luogo negli ultimi 20 anni sono tutti collegati all'organizzazione di sette religiose; il delirio mistico creato all'interno delle sette porte all'autodistruzione del gruppo venendo interpretato come un atto di autoaffermazione.
NUMERO 2
ABSTRACTS SCARICA (file.rtf)
1.
Suicide Life Threatening Behavior 2003 Spring; 33(1):21-32
The relationship between exposure to adolescent suicide and subsequent suicide risk.
La relazione tra esposizione al suicidio di un adolescente e conseguente rischio di suicidio per i coetanei.
Watkins RL, Gutierrez PM.
Department of Psychology, Northern Illinois University. DeKalb, USA.
In questo studio abbiamo esaminato la relazione tra l'esposizione di adolescenti al suicidio di un coetaneo ed il conseguente rischio di suicidio. 268 studenti di scuola superiore hanno risposto a questionari autosomministrati per la valutazione dei dati demografici, l'esposizione al suicidio di un coetaneo, la relazione tra i sopravvissuti e la vittima e 4 misure di rischio di suicidio (ideazione suicidaria, comportamento di tipo suicidario passato e presente, sintomatologia depressiva e ragioni per vivere). I 27 individui che erano stati esposti al suicidio di un coetaneo sono stati classificati come amici o conoscenti delle vittime. Sono stati quindi scelti 27 controlli sovrapponibili per sesso, età ed razza. In base ai risultati di questo studio nessuna delle ipotizzate differenze nelle misure di rischio di suicidio o sintomatologia depressiva tra adolescenti esposti e non esposti è stata verificata. Vengono valutate e discusse 3 possibili spiegazioni all'interno di una particolare cornice concettuale.
2.
Suicide Life Threatening Behavior 2003 Spring; 33(1):1-8
Suicide and the suicidal body.
Suicidio e corpo suicidario.
Orbach I.
Department of Psychology , Bar-Ilan University. Ramat-Gan, Israele.
Questo articolo si focalizza sulle esperienze corporee e l'attitudine verso il proprio corpo in individui suicidari. Si sostiene che le esperienze corporee e l'attitudine verso il corpo, quali il rigetto del corpo, il distacco, l'intorpidimento, l'anedonia fisica e la mancanza di protezione, possono facilitare gli atti di autodistruzione. Questa ipotesi viene sostenuta per mezzo di teorie di psicologia dello sviluppo, teorie sul suicidio e dati empirici. Viene dimostrato che individui suicidari sperimentano il proprio corpo in maniera differente rispetto ad altre popolazioni e ciò è collegato al comportamento suicidario.
3.
Crisis 2003;24(1):29-31
Networking to support suicide survivors.
Network a supporto dei sopravvissuti ad un suicidio.
De Fauw N, Andriessen K.
Mental Health Center, Halle, Belgio.
Questo articolo rappresenta il primo report di un programma nazionale per l'incremento del supporto per i sopravvissuti ad un suicidio nella regione del Flemish in Belgio. Un Working Group formato dai rappresentanti di un'ampia gamma di istituzioni operanti nel campo della salute mentale, di programmi sociali e gruppi di sopravvissuti ad un suicidio presenti nell'area ha dimostrato che un programma per lo sviluppo di networks tra i servizi sembra essere particolarmente promettente sia per l'aumento del numero dei servizi disponibili, sia per il miglioramento della qualità dei servizi offerti.
4.
Am J Psychiatry, Apr 2003; 160(4):790-2
Suicide rates in clinical trials of SSRIs, other antidepressants, and placebo: analysis of FDA reports.
Percentuali di suicidio in trials clinici di SSRI, altri antidepressivi e placebo: analisi dei rapporti della FDA.
Khana A., Khan S., Kolts R., Brown WA.
OBIETTIVI: i precedenti rapporti che suggeriscono che l'uso degli inibitori selettivi del re-uptake della serotonina (SSRI) è associato ad un incremento del rischio suicidario non hanno valutato i suicidi completi. Gli autori hanno analizzato i rapporti da protocolli di studio randomizzato per confrontare le percentuali suicidarie di pazienti depressi cui era stato assegnato un SSRI, un altro antidepressivo o un placebo.
METODI: i rapporti della Food and Drug Administration (FDA) sui trials clinici controllati per 9 moderni antidepressivi approvati dalla FDA stessa hanno fornito i dati per il confronto delle percentuali dei suicidi.
RISULTATI: di 48277 pazienti depressi che hanno partecipato ai trials, 77 hanno commesso suicidio. Basandosi sugli anni di esposizione dei pazienti, sono state trovate percentuali simili tra quelli cui casualmente era stato assegnato un SSRI (0,59% , 95% intervallo di confidenza [CI] = 0,31% - 0,87%), un confronto standard per antidepressivi (0,76%, 95% CI = 0,49% - 1,03%) o per placebo (0,45%, 95% CI = 0,01% - 0,89%).
CONCLUSIONI: Questi risultati non hanno dimostrato né una sostanziale differenza nel rischio suicidario tra i soggetti depressi trattati con gli antidepressivi e con placebo in trials controllati né una differenza tra SSRI e gli altri tipi di antidepressivi o placebo.
5.
Am J Psychiatry, Apr 2003; 160(4):773-9
Cigarette smoking, suicidal behavior, and serotonin function in major psychiatric disorders.
Fumo di sigaretta, comportamento suicidario e funzioni della serotonina nei disturbi psichiatrici maggiori.
Malone K.M., Waternaux C., Haas G.L., Cooper T., Li S., Mann J.J.
OBIETTIVI: Il fumo di sigaretta è associato ad un alto rischio di suicidio e tentativo di suicidio, ma non è stata studiata la spiegazione psicopatologica o biologica di questa associazione. Basse funzioni serotoninergiche e tratti impulsivi/aggressivi sono associati ad agiti suicidari, inclusi i suicidi completi. Gli autori hanno ipotizzato che la relazione che può esistere tra il fumo di sigaretta e il comportamento suicidario può essere associata ad una bassa funzione serotoninergica e alla presenza di tratti impulsivi/aggressivi.
METODI: I soggetti studiati erano 347 pazienti con disturbi psichiatrici (175 con depressione, 127 con schizofrenia e 45 con altri disturbi). Il 53% di questi soggetti (N=184) aveva una storia di tentativo di suicidio nel corso della vita e il 47% (N=163) non aveva mai tentato il suicidio. Sono stati valutati l'abitudine al fumo, il comportamento suicidario nel corso della vita e la psicopatologia. La funzione serotoninergica è stata valutata in un sottogruppo di pazienti depressi (N=162) usando un test di stimolo alla flenfluramina e/o misurando i livelli di acido
5-idrossindolacetico nel liquido cerebrospinale.
RISULTATI: Di tutti i pazienti, i fumatori sono stati quelli che verosimilmente avevano compiuto un tentativo di suicidio (adjusted odd ratio = 2,60 , 95% intervallo di confidenza = 1,60 - 4,23) e avevano ottenuto punteggi più alti di ideazione suicidaria e di aggressività nel corso della vita, confrontati con i non fumatori. Una relazione inversa è stata osservata tra la quantità di sigarette fumate ed entrambi gli indici di funzione serotoninergica.
CONCLUSIONI: L'associazione tra il fumo di sigaretta e la presenza e severità del comportamento suicidario nei diversi disturbi psichiatrici maggiori può essere correlata ad una bassa funzione serotoninergica cerebrale in fumatori depressi. Sono necessari ulteriori approfondimenti per confermare queste scoperte, per misurare la funzione serotoninergica in pazienti con altri disturbi oltre la depressione e per testare la potenzialità degli effetti terapeutici di trattamenti che aumentino i livelli di serotonina sia sull'abitudine al fumo che sul rischio suicidario.
6.
Eur Neuropsychopharmacol, Mar 2003; 13(2):105-9
CSF testosterone in 43 male suicide attempters.
Livelli di testosterone nel liquido cerebrospinale in 43 maschi tentatori di suicidio.
Gustavsson G., Traskman-Bendz L., Higley J.D., Westrin A.
Diversi studi hanno mostrato una relazione tra alti livelli di testosterone e comportamento violento aggressivo. Lo scopo generale di questo studio è stato quello di ampliare le conoscenze sull'importanza dei livelli di testosterone nei tentatori di suicidio. I livelli di testosterone nel liquido cerebrospinale (CSF) sono stati misurati in uomini con un recente tentativo di suicidio, suddivisi in gruppi diagnostici secondo il DSM III-R per l'asse I e II e per modalità di comportamento suicidario. In generale, i nostri pazienti avevano minori livelli di testosterone nel fluido cerebrospinale rispetto a quelli presenti in pazienti aggressivi violenti di altri studi.
I pazienti con depressione NAS o distimia mostravano maggiori livelli di CSF testosterone rispetto agli altri. È stata trovata nel sottogruppo diagnostico di pazienti, soprattutto in asse II con disturbo di personalità cluster B, una significativa correlazione positiva tra livelli di testosterone e irritabilità e una correlazione negativa tra livelli di testosterone e desiderabilità sociale. I risultati suggeriscono che i tentativi di suicidio possono essere mediati da differenti variabili biologiche piuttosto che l'aggressività.
7.
J Clin Psychiatry. 2003 Jan;64(1):12-3
Clinical correlates of inpatient suicide.
Correlati clinici in pazienti suicidi ricoverati
Busch KA, Fawcett j, Jacobs DG.
Dipartimento di Psichiatria, Rush Medical College, Chicago, IL, USA.
Background: Precedenti studi sulla valutazione del suicidio hanno condotto a predittori di rischio standard.
Nonostante ciò, ci sono approssimativamente 30.000 suicidi per anno negli Stati Uniti, dei quali dal 5% al 6% di questi avviene negli ospedali.
L'intento primario di questo studio è quello di incrementare la nostra abilità nel valutare il rischio e di intervenire con successo.
Metodo: Sono state riesaminate le cartelle cliniche di 76 pazienti che hanno commesso suicidio durante la degenza in ospedale o immediatamente dopo la dimissione.
La settimana precedente il suicidio è stata valutata per entrambi i predittori standard di rischio e, utilizzando gli items dalla Schedule for Affective Disorders and Schizophrenia (SADS), per la presenza e la gravità dei sintomi, ritenuti da recenti studi essere in correlazione con un rischio acuto.
Risultati: per quanto riguarda i predittori standard, solo il 49% (N=37) aveva un precedente tentativo di suicidio e il 25% (N=19) era stato ricoverato per questo motivo. IL 39% (30/76) era stato ricoverato per ideazione suicidaria, ma il 78% ha negato ideazione suicidaria alla loro ultima comunicazione (lettera?) al riguardo; il 46% (N=35) non mostrava evidenza di psicosi; di quelli sotto controllo (N=45), il 51% (N=23) aveva controlli anti-suicidio ogni 15 minuti o un'osservazione 1:1; e il 28% (N=21) non aveva di fatto un contratto antisuicidario.
Alla SADS, il 79% (N=60) incontrava i criteri per un disturbo d'ansia grave o
gravissima e/o agitazione psicomotoria.
Conclusione: Le valutazioni del rischio standard e delle precauzioni standard utilizzate si sono rivelate di scarso significato nella protezione di questo gruppo dal suicidio.
Aggiungere la gravità dell'ansia e dell'agitazione alle nostre attuali valutazioni potrebbe aiutare nell'identificare pazienti con rischio acuto e suggerire interventi effettivi di trattamento. Risulta chiara quindi l'importanza di un gruppo di confronto adeguato per stabilire se questo campione possa essere discriminato con metodo singolo cieco dai pazienti ricoverati che non commettono suicidio.
8.
Am J Psychiatry. 2003 Jan;160(1):56-63
Predictors and correlates of suicide attempts over 5 years in 1,237 alcohol-dependent men and women.
Predittori e correlati di tentativi di suicidio nei 5 anni in 1237 uomini e donne alcol-dipendenti.
Preuss UW, Schuckit MA, Smith TL, Danko GP, Bucholz KK, Hesselbrock MN, Hesselbrock V, Kramer JR.
VA San Diego Healthcare System and the University of California, San Diego, CA, USA.
Obiettivo: In precedenti studi, I fattori correlati ad una storia di tentativi di suicidio in persone con dipendenza da alcol, avevano incluso variabili socio-demografiche, un decorso più grave dell'alcolismo, disturbi da abuso di sostanze, e comorbidità psichiatrica. Questo studio prospettico di 5 anni valutava le caratteristiche associate con tentativi di suicidio in un gruppo di alcolisti sotto trattamento. E' stata esaminata la comorbidità psichiatrica in termini di una distinzione tra disturbi psichiatrici indotti da sostanze e quelli indipendenti da esse.
Metodo: Sono state somministrate interviste semi-strutturate in 1237 soggetti alcol-dipendenti dallo Collaborative Study on the Genetics of Alcoholism, sia ad una valutazione iniziale che ad un follow-up di 5 anni. Informazioni clinicamente rilevanti sono state ottenute all'inizio mentre il comportamento suicidario, gli aspetti di alcol-dipendenza e l'uso di droghe sono stati valutati durante l'intervista al follow-up.
Risultati: I soggetti alcol-dipendenti (N=56) con tentativi di suicidio durante il follow-up erano in numero maggiore rispetto ai soggetti senza tentavi di suicidio (N=1181) ad aver compiuto precedenti tentativi. Altri fattori correlati a futuri tentativi di suicidio nelle analisi univariate includevano un'età più giovane, l'essere separati o divorziati, altre dipendenze da sostanze, disturbi psichiatrici indotti da sostanze, ed indicatori di un più grave decorso dell'alcolismo. Il sesso non ha predetto tentativi futuri.
Conclusioni: Una valutazione prospettica a 5 anni delle caratteristiche associate ai tentativi di suicidio tra persone alcol-dipendenti ha identificato fattori che contribuivano ad una piccola ma significativa proporzione della varianza per un futuro comportamento suicidario.
9.
Suicide Life Threat Behav. 2003 Spring;33(1):88-98
Pathological gambling and suicidality: an analysis of severity and lethality.
Rischio patologico e suicidalità: analisi della gravità e letalità.
Maccallum F, Blaszczynski A.
South Western Sydney Area Health Service, Liverpool, NSW, Australia.
Il rischio patologico rappresenta un tema importante nella salute pubblica. I fattori di rischio per suicidio come la depressione maggiore, l'abuso di sostanze, il divorzio, la disoccupazione, le crisi finanziarie, e le controversie legali vengono comunemente ritrovate nelle popolazioni di coloro che soffrono di rischio patologico. L'obiettivo di questo studio era quello di studiare sistematicamente la natura del comportamento suicidario tra i soggetti suddetti in cerca di trattamento e la sua relazione con le caratteristiche del rischio e della depressione.
Gli indici di suicidalità sono stati stabiliti in un campione di 85 soggetti con diagnosi di rischio patologico in cerca di cure. Sono stati rilevati alti valori di ideazione suicidaria, di progetti suicidari e di tentativi; tuttavia, non è stata osservata una chiara relazione tra la suicidalità e gli indici di comportamento al rischio: La depressione, piuttosto che le caratteristiche specifiche del rischio, le controversie coniugali, o la presenza di comportamenti illegali sembrano essere in relazione con il rischio suicidario.
10.
Acta Psychiatr Scand. 2003 mar; 107(3):203-7
Affective disorder and 'psychopathy' in a sample of younger male delinquents.
Disturbo affettivo e "psicopatia" in un campione di giovani maschi delinquenti
Moeller AA, Hell D.
Obiettivo: l'obiettivo degli autori era di determinare la prevalenza di un disturbo
affettivo, la storia di eventi traumatici e la prevalenza della diagnosi di disturbo post-traumatico da stress (DPTS), nella loro relazione con la "psicopatia", in un campione di giovani maschi delinquenti inseriti in un istituto di correzione.
Metodo: come parte di uno screening di salute mentale di routine, la SCID-1 e la Psychopathy Checklist (PCL-R) furono somministrate a 102 detenuti con età di 17-27 anni.
Risultati: un disturbo affettivo fu trovato nel 28% dei casi, il 29% aveva una storia di tentativi di suicidio. Il punteggio della PCL-R era significativamente correlato con il numero di precedenti eventi minacciosi, ma il DPTS non venne diagnosticato nel gruppo degli "psicopatici". La prevalenza di un disturbo affettivo era significativamente alta nel gruppo dei "non psicopatici".
Conclusioni: la relazione inversa tra eventi minacciosi e diagnosi di DPTS sembra indicare altre modalità di coping rispetto a quelle dei "non psicopatici". Questa scoperta è discussa sul background dei dati psico-fisiologici e sui modelli psico-sociali di apprendimento.
11.
Arch Gen Psychiatry 2003 Apr; 60(4): 409-14
The influence of place of birth and socioeconomic factors on attempted suicide in a defined population of 4.5 million people.
L'influenza del luogo di nascita e dei fattori socio-economici sul tentativo di suicidio in una definita popolazione di 4.5 milioni di abitanti.
Westman J, Hasselstrom J, Johansson SE, Sundquist J.
Background: la nostra conoscenza sull'influenza del luogo di nascita e della condizione socio-economica sul tentativo di suicidio in una popolazione definita è limitata.
Metodi: la popolazione studiata di base nel 1993 includeva circa 4.5 milioni di persone svedesi comprese tra i 25 e i 64 anni, dei quali 570 mila erano nati all'estero. Ogni individuo fu seguito fino al tentato suicidio, ri-emigrazione, morte, o alla fine dello studio al 31 dicembre, 1998. Nella analisi viene usata la regressione di Cox.
Risultati: i lavoratori immigrati dalla Finlandia da altri paesi dell'OECD (Organizzazione per lo Sviluppo e la Cooperazione Economica) e i rifugiati dalla Polonia e dall'Iran avevano un tasso maggiore di tentati suicidio rispetto ai soggetti controllo nati in Svezia. Donne nate nell'America Latina, Asia, e Europa dell'Est avevano un tasso maggiore di tentati suicidio rispetto alle donne nate in Svezia. Per contro, uomini nati nel Sud Europa o in Asia avevano un tasso significativamente più basso di tentati suicidio. Il tasso di tentati suicidio tra le donne dell'Iran, Asia, Sud Europa, America Latina, e Europa dell'Est, eccedeva considerevolmente rispetto a quello degli uomini degli stessi paesi. Quando venne inclusa la condizione socio-economica nel modello finale, il tasso di rischio rimase alto per le donne, mentre il rischio di tentati suicidio tra gli uomini
decadde acutamente con l'aumentare del reddito.
Conclusioni: il luogo di nascita, la condizione socio-economica, e il sesso sono associati con i tentati suicidi. La condizione socio-economica spiega solo in parte l'associazione tra luogo di nascita e tentato suicidio.
12.
Mil Med 2003 Feb; 168 (2): 146-52
Suicide in the Italian military environment (1986-1998).
Il suicidio nell'ambiente militare Italiano (1986-1998).
Mancinelli I, Lazanio S, Comparelli A, Ceciarelli L, Di Marzo S, Pompili M, Girardi P, Tatarelli R.
Obiettivo: lo scopo dello studio era di fornire dati sul suicidio e sul tentato suicidio nell'ambiente militare italiano dal 1986 fino al 1998.
Metodo: i dati italiani furono ottenuti dalla documentazione clinica archiviata dall'Osservatorio Epidemiologico. Questi dati furono organizzati in forma di Case Report e successivamente inseriti nel programma di database statistico, SPSS, e poi processati.
Risultati: dal 1986 al 1998, ci furono 122 suicidi e 136 tentati suicidio. Il rango più frequentemente coinvolto era la truppa militare. L'età dei soggetti variava da 17 a 60 anni. Le età più frequenti sia per i suicidi che per i tentati suicidi erano 19, 20, 21 e 22 anni.
Discussione: gli autori ritengono che la bassa prevalenza di suicidi nella popolazione militare sia principalmente attribuibile ai seguenti fattori: procedure di screening del personale militare per escludere disturbi mentali, e il fatto che il servizio militare offre a giovane individuo la possibilità di appartenere e identificare se stesso nel gruppo.
N.3 ABSTRACTS
FULL TEXT (DOC)
1 Toward an empirical taxonomy of suicide ideation: A cluster analysis of the Youth Risk Behavior Survey
AU: Flannery-WP; Sneed-CD; Marsh-P
SO: SUICIDE-AND-LIFE-THREATENING-BEHAVIOR. WIN 2003; 33 (4) : 365-372V
Verso un'empirica tassonomia dell'ideazione suicidaria: un'analisi per cluster del Generale Comportamento a Rischio nei Giovani
In questo studio abbiamo esaminato i comportamenti a rischio nei giovani, con particolare attenzione per l'ideazione suicidaria. E' stata usata un'analisi per cluster per classificare gli adolescenti (N=2,730) a seconda del loro Generale Comportamento a Rischio. Sono stati identificati cinque clusters di comportamenti adolescenziali a rischio. Sebbene sia stato distinto ogni cluster a rischio, alcuni clusters hanno qualcosa di sovrapposto tra i loro comportamenti a rischio. L'ideazione suicidaria è stata al centro di due clusters: il cluster Suicidario Silente ed il cluster a Rischio Multiplo. I risultati dimostrano come l'ideazione suicidaria sia l'unico comportamento a rischio in entrambi i clusters per qualche adolescente e parte di una sindrome a rischio generale negli altri adolescenti. Un sottogruppo multiplo strutturato è raccomandato per comprendere i comportamenti a rischio adolescenziali.
2 Affective, behavioral, and cognitive functioning in adolescents with multiple suicide attempts
AU: Esposito-C; Spirito-A; Boergers-J; Donaldson-D
SO: SUICIDE-AND-LIFE-THREATENING-BEHAVIOR. WIN 2003; 33 (4) : 389-399
Affettività, comportamento e funzione cognitiva negli adolescenti con multipli tentativi di suicidio
L'obiettivo di questo studio è stato quello di esaminare l'affettività, il comportamento e le funzioni cognitive negli adolescenti che hanno compiuto multipli tentativi di suicidio. 47 adolescenti con storia di multipli tentativi di suicidio (MA) è stata confrontata con 74 tentatori suicidari singoli (SA) su diagnosi psichiatriche, sintomi depressivi, regolazione degli affetti, automutilazioni, uso di droghe e hopelessness. I risultati hanno rilevato come nel gruppo MA sia stato più facilmente diagnosticato un disturbo dell'umore e riportati sintomi depressivi e di rabbia più severi, in confronto al gruppo SA. Il gruppo MA è risultato avere alte percentuali di disturbi di disordine del comportamento, alti livelli di disregolazione degli affetti ed automutilazioni più serie rispetto al gruppo SA. Inoltre una più grande hopelessness è stata riportata nel gruppo MA piuttosto che in quello SA. In seguito a controlli sulla diagnosi di disturbo dell'umore sono risultate significative solo differenze su rabbia, disregolazione degli affetti e pratiche di automutilazione. Complessivamente i risultati suggeriscono che per ridurre il rischio di comportamenti suicidari futuri negli adolescenti tentatori di suicidio il trattamento potrebbe essere specificamente orientato sulla rabbia e la disregolazione degli affetti.
3 Telephone counselling for adolescent suicide prevention: Changes in suicidality and mental state from beginning to end of a counselling session
AU: King-R; Nurcombe-B; Bickman-L; Hides-L; Reid-W
SO: SUICIDE-AND-LIFE-THREATENING-BEHAVIOR. WIN 2003; 33 (4) : 400-411
Counselling telefonico per la prevenzione suicidaria negli adolescenti: cambiamenti nello stato suicidario e mentale dall'inizio alla fine di una sessione di counselling
Il counselling telefonico è un modo accessibile e riservato attraverso cui i giovani con distress possono cercare aiuto. Il Servizio di Counselling Telefonico è stato fondato dalla Strategia Nazionale di Prevenzione del Suicidio Giovanile Australiana tra il 1997 e il 2000. In questo studio è stata valutata l'efficacia del counselling telefonico per giovani in cerca di aiuto nel contesto dell'ideazione o dell'intenzionalità suicidaria attraverso l'analisi delle chiamate fatte dai giovani suicidari ad un servizio di counselling telefonico. Sono state misurate indipendentemente le percentuali degli stati mentali e suicidari dei chiamanti all'inizio e alla fine di 100 sessioni di counselling registrate. I cambiamenti nello stato mentale e suicidario sono stati misurati utilizzando un'affidabile rating scale sviluppata per questo studio. Durante il corso delle sessioni di counselling è stato osservato un significativo decremento nella suicidalità ed un significativo miglioramento nello stato mentale, suggerendo un impatto immediato positivo. I limiti di questo studio per la prevenzione suicidaria riguardo agli esiti a lungo termine ed alla rilevanza dei risultati sono stati discussi. Malgrado i limiti dello studio, i risultati forniscono un supporto allo sviluppo continuo del servizio hotline.
4 Attitudes towards suicide and suicidal patients among medical students
AU: Wallin-U; Runeson-B
SO: EUROPEAN-PSYCHIATRY. NOV 2003; 18 (7) : 329-333
Inclinazioni verso il suicidio e pazienti suicidari tra studenti di medicina
Sono state studiate le inclinazioni verso il suicidio tra gli studenti di medicina e tra i pazienti suicidari. Lo scopo era inoltre quello di stabilire se le inclinazioni differivano tra gli studenti all'inizio e alla fine della loro carriera accademica. Il 63% degli studenti al primo e all'ultimo anno (306 su 485) ha compilato un questionario che includeva le proprie inclinazioni verso la morte ed il suicidio e le circostanze psicosociali.
Il calcolo includeva un'analisi fattoriale sugli items che descrivevano le propensioni dei pazienti suicidari. Le inclinazioni verso i pazienti furono influenzate dalla conoscenza di disturbi mentali e da aspetti biologici del comportamento durante l'educazione. Gli studenti dell'ultimo anno più spesso considerano il suicidio come espressione di un disturbo psichiatrico e ritengono che le persone che tentano il suicidio non siano responsabili delle proprie azioni.
Il 34% e il 44%, ai primi e ultimi anni rispettivamente, hanno qualche volta riportato ideazioni suicidarie durante le loro vite; gli studenti con questa storia di pensieri suicidari si mostravano meno ottimisti rispetto alla possibilità di aiutare. Vi era una prevalenza di concomitanti sintomi ansioso-depressivi in 36/305 studenti (12%), ma non sembravano influenzare i loro atteggiamenti verso i pazienti. Le studentesse hanno cercato un aiuto psicologico o psichiatrico più spesso degli studenti maschi (26% e 10%, P maggiore di 0.01).
5 Suicide in pregnancy
AU: Dell-DL; O'-Brien-BW
SO: OBSTETRICS-AND-GYNECOLOGY. DEC 2003; 102 (6) : 1306-1309
Suicidio in gravidanza
Le donne gravide con un disturbo bipolare spesso manifestano conflitti tra gli ambiti materni e fetali.
Una primipara di 26 anni alla 12° settimana di gestazione si è presentata per una valutazione psichiatrica urgente dopo aver interrotto la terapia psicofarmacologica con l'inizio del periodo prenatale. Aveva sviluppato una grave depressione ed aveva tentato il suicidio. Fu ricoverata in una Unità psichiatrica, fu ristabilita la terapia, e sembrò essersi stabilizzata abbastanza bene da essere dimessa. Due giorni dopo le dimissioni si uccise sparandosi al polmone sinistro, uccidendo anche il feto.
Conclusione: quando si deve scegliere il mantenimento o la sospensione del trattamento con stabilizzatori dell'umore durante la gravidanza, la decisione migliore si ottiene con l'uso di un modello rischio-beneficio che prenda in considerazione la salute ed il benessere sia della madre che del feto.
6 Psychoanalysis and terrorism - The need for a global "talking cure"
AU: Baruch-EH
SO: PSYCHOANALYTIC-PSYCHOLOGY. FAL 2003; 20 (4) : 698-700
Psicoanalisi e terrorismo - l'esigenza di una globale "terapia della parola"
La psicoanalisi ha subito molti insuccessi negli ultimi anni. Tuttavia, l'11 Settembre 2001, ha ripreso nuova vitalità con la "terapia della parola", sia per servire agli scopi terapeutici sia per fare chiarezza sulle cause del terrorismo.
La separazione traumatica dei sessi nelle società islamiche è la principale causa del fondamentalismo e la ricerca di un violento attivismo politico. L'esplosione suicida è un risultato dell'odiare gli impulsi sessuali di un individuo.
Tra tutte le discipline, è quella che meglio riesce a comunicare con le componenti irrazionali del terrorismo. Tuttavia, anche se la psiconanalisi ora mostra il modo con cui le persone dell'Occidente vedono il mondo,non tutti i suoi principi sono universali. Dovrebbe ora prestare più attenzione al mondo islamico nella speranza di sviluppare una terapia globale della parola.
7 Social phobia, panic disorder and suicidality in subjects with pure and depressive mania
AU: Dilsaver-SC; Chen-YW
SO: Journal-Of-Affective-Disorders. Nov 2003; 77 (2) : 173-177
Fobia sociale, attacchi di panico e suicidalità in soggetti con mania pura e disturbo maniaco depressivo
Background: l'obiettivo di questo studio è quello di accertare i tassi di fobia sociale, disturbo da attacchi di panico e suicidalità all'interno dello stato maniacale tra i soggetti con mania pura e disturbo maniaco depressivo. Metodi: i soggetti sono stati valutati utilizzando una serie di interviste cliniche strutturate, la "Schedule for Affective Disorders and Schizophrenia" (SADS) e un'intervista strutturata per determinare se soddisfacevano i criteri per fobia sociale intra-episodio (IESP)e disturbo da attacchi di panico intra-episodio (IEPD). Le diagnosi di depressione maggiore e mania sono state formulate utilizzando i "Research Diagnostic Criteria". Le diagnosi di IESP e IEPD sono state formulate utilizzando i criteri del DSM-III-R. La valutazione del rischio suicidario era basata sul punteggio alla sottoscala del suicidio della SADS. Risultati: 25 (56.8%) soggetti presentavano mania pura e 19 (43.2%) un disturbo maniaco-depressivo. Nessuno dei soggetti con mania pura e 13 (68.4%) soggetti con disturbo maniaco-depressivo hanno presentato IESP (pmaggiore di 0.0001). Un soggetto (4%) con mania pura e 16 (84.2%) soggetti con disturbo maniaco-depressivo hanno presentato IEPD (pmaggiore di 0.0001). Un soggetto (4%) con mania pura e 12 (63.2%) soggetti con disturbo maniaco-depressivo manifestavano tendenza al suicidio. 12 dei 13 soggetti (92.3%) con disturbo maniaco-depressivo soddisfacevano i criteri per IESP e IEPD contemporaneamente (pmaggiore di 0.0001). Tutti erano a rischio di suicidio. Limiti: lo studio presenta dei limiti imposti dalla piccola numerosità campionaria e dai metodi "non blind" per identificare i soggetti con IESP, IEPD e a rischio suicidario. Conclusioni: i soggetti con disturbo maniaco-depressivo, ma non quelli con mania pura esibivano alti tassi sia di IESP che di IEPD. La co-occorrenza dei disturbi è la regola. I risultati suggeriscono che i database che rivelano una relazione tra attacco di panico e suicidalità meritano, dove possibile, una ri-analisi diretta a controllare l'effetto della fobia sociale
10 Psychotic dream-related aggression: A critical review and proposal AU: Hempel,-Anthony-G; Felthous,-Alan-R; Meloy,-J-Reid
SO: Aggression-and-Violent-Behavior. 2003 Nov-Dec; Vol 8(6): 599-620
L'aggressione legata al sogno nello psicotico: una revisione critica e proposte
La relazione tra parasonnie, violenza legata al sonno (SRV), e psicosi, non è mai stata né riportata né studiata. Gli autori introducono il fenomeno dell' aggressione legata al sogno nello psicotico (PDRA) e, attraverso una revisione delle ricerche sui sogni manifesti, sulla continuità di pensiero nel ciclo sonno-veglia, e la violenza legata al sonno, argomentano per l'inclusione di questo fenomeno tra le parasonnie del DSM-IV. Sono presentati cinque casi che illustrano questo fenomeno, tipicamente maschi con diagnosi di schizofrenia paranoide per i quali un'azione violenta verso altri era strettamente associata al contenuto manifesto dei sogni e all'incapacità di compiere un esame di realtà. Sono proposti criteri diagnostici diversi per distinguere la PDRA dalle altre parasonnie che possono essere associate a violenza. Sono discussi il trattamento e le implicazioni forensi.
11 Response inhibition and impulsivity: An fMRI study
AU: Horn,-N-R; Dolan,-M; Elliott,-R; Deakin,-J-FW; Woodruff,-P-W-R
SO: Neuropsychologia. 2003; Vol 41(14): 1959-1966
Inibizione della risposta e impulsività : uno studio con fMRI.
Il comportamento aggressivo, suicidario, e violento, è stato associato alla personalità impulsiva e alla difficoltà di inibire le risposte. Abbiamo usato l'imaging funzionale della risonanza magnetica (fMRI) dell'intero cervello per esaminare i correlati neuronali della inibizione della risposta in 19 soggetti normali mentre eseguivano il compito Vai / Non Vai. I soggetti hanno completato la Eysenck's Impulsivity Scale, la Barratt's Impulsivity Scale (BIS) e compiti sul comportamento impulsivo. Sono state indagate le associazioni tra la risposta del livello dipendente di ossigeno ematico (BOLD), il tratto di impulsività, la performance del compito e il National Adult Reading Test (NART). La risposta neuronale durante l'inibizione della risposta era preminente nella corteccia laterale destra orbitofrontale. Le risposte erano inoltre superiori nel giro temporale, nella corteccia mediale orbitofrontale, nel giro cingolato, e nel lobo parietale inferiore, prevalentemente al lato destro. I soggetti con maggiori punteggi alle scale per l'impulsività, e quelli che hanno commesso più errori, avevano, durante l'inibizione della risposta, maggiore attivazione delle aree paralimbiche, mentre i soggetti con minore impulsività, e quelli con minori errori, attivavano maggiormente le aree associative. Un singolo fattore suggerisce che un elevato coinvolgimento della corteccia destra orbitofrontale è necessario per mantenere l'inibizione del comportamento nei soggetti impulsivi. Un più basso IQ era più importante…
12 Hopelessness and future thinking in parasuicide: The role of perfectionism.
AU: Hunter,-Elizabeth-C; O'Connor,-Rory-C
SO: British-Journal-of-Clinical-Psychology. 2003 Nov; Vol 42(4): 355-365
La disperazione e il pensiero futuro nel parasuicidio: il ruolo del perfezionismo.
Questo studio ha tre scopi: (1) replicare in modo indipendente che il pensiero sul futuro, nei parasuicidi, quando confrontato con i controlli, mostra un deficit nel pensiero sul futuro positivo ma non un aumento del pensiero negativo; (2) determinare che il pensiero sul futuro positivo e il perfezionismo sociale discriminano i parasuicidi dell'ospedale generale dai controlli attraverso la misura dell'effetto e; (3) esplorare la relazione tra il pensiero sul futuro e il perfezionismo. È stato impostato un disegno cross-sectional. Hanno partecipato tre gruppi: pazienti parasuicidari ospedalizzati (N=22), controlli ospedalizzati (N=22) e controlli della comunità (N=21). I pazienti parasuicidari ricoverati, dall'urgenza o dal pronto soccorso, all'ospedale generale, furono confrontati con i controlli ospedalizzati e con i controlli della comunità, e furono valutati per i livelli di disperazione, depressione, ansia, perfezionismo e pensiero sul futuro. Ci furono evidenze che supportarono l'effetto del pensiero sul futuro. Una funzione analitica discriminante ha rivelato che il perfezionismo sociale e il pensiero positivo sul futuro discriminano, alla fine, i parasuicidi dai controlli sotto l'effetto della disperazione, depressione e ansia. I risultati supportano l'importanza del pensiero sul futuro nel parasuicidio.
NUMERO 4
ABSTRACTS SCARICA (file.doc)
1.
Familial transmission of suicidal ideation and suicide attempts: evidence from a general population sample.
Goodwin RD, Beautrais AL, Fergusson DM.
Psychiatry Res. 2004 Apr 30;126(2):159-65
Trasmissione familiare dell'ideazione suicidaria e dei tentativi di suicidio: evidenza da un campione della popolazione generale.
Gli obiettivi dello studio erano quelli di determinare l'associazione tra l'ideazione suicidaria parentale ed esordio e tentativi di suicidio con esordio in età adulta in un campione della popolazione generale, e di esaminare quanto questa associazione possa essere spiegata con una mediazione dei processi dei disturbi mentali.
I dati sono stati raccolti dal National Comorbidity Survey (N= 8098), un campione rappresentativo di adulti con famiglia di età compresa tra 15 e i 54 anni negli Stati Uniti.
Le relazioni tra ideazione suicidaria e tentativi di suicidio con esordio in età adulta e l'ideazione suicidaria e il tentativo di suicidio nei loro familiari, comparate con quelle dei familiari non caratterizzate da ideazione suicidaria o tentativi di suicidio, sono state calcolate utilizzando analisi logistiche di regressione multipla.
Le analisi sono state calibrate per le differenze nelle caratteristiche socio-demografiche e per i disturbi mentali.
I risultati hanno dimostrato che l'ideazione suicidaria familiare era associata con una probabilità significativamente aumentata di ideazione suicidaria [OR=1.7 (1.2-2.5)] e di tentativo di suicidio [OR=1.4 (0.9-2.1)] all'esordio.
Il tentativo di suicidio parentale era associato con un' aumentata quota di ideazione suicidaria [OR=2.0 (1.4-2.9)] e tentativo di suicidio [OR= 2.2 (1.4-3.4)] all'esordio.
I disturbi mentali in comorbidità contribuivano alla forza di queste associazioni, ma con l'eccezione del legame esistente tra ideazione suicidaria familiare e tentativo di suicidio all'esordio, tutto quanto rimaneva statisticamente significativo anche dopo l'adeguamento.
Questi dati hanno procurato l'evidenza iniziale di correlazioni familiari (parente-esordio) dell'ideazione suicidaria e del comportamento in un campione di adulti rappresentativo della popolazione degli Stati Uniti.
I dati suggeriscono che i disturbi mentali in comorbidità contribuiscono a tali associazioni ma non le spiegano del tutto.
I risultati sono coerenti e allargano i risultati degli studi sulla famiglia, clinici e su popolazioni ad alto rischio, suggerendo che un rischio familiare di ideazione suicidaria e comportamento suicidario avvenga nella popolazione generale.
Sono discusse inoltre le implicazioni per la prevenzione e la ricerca futura.
2.
Patterns of deliberate self-burning in various parts of the world. A review.
Laloe V.
Burns. 2004 May;30(3):207-15.
Pattern di ustioni auto-provocate deliberatamente in varie parti del mondo. Una review.
Questo articolo riesamina la letteratura sulle ustioni auto-provocate deliberatamente (DSB) e confronta i patterns in diversi paesi. Sono stati esaminati 55 studi di autolesionismo intenzionale o di suicidio con il fuoco negli ultimi 20 anni.
Questi hanno registrato 3351 casi di DSB, incluso 2296 morti. L'India ha il più elevato numero assoluto di casi, il più alto tasso di mortalità, ed il più elevato contributo ai ricoveri per tentativi di suicidio per ustioni.
L'incidenza più alta riportata era quella dello Sri Lanka. Generalmente le vittime di sesso maschile erano predominanti nei paesi occidentali, mentre le donne in Medio Oriente e nel sub-continente indiano.
I pazienti erano approssimativamente 10 anni più vecchi in Europa che in Asia.
Vengono inoltre discussi l'uso e la composizione di agenti facilitanti la combustione, i ruoli possibili delle etnie, l'appartenenza ad un credo/religione e l'imitazione.
Sono stati identificati 3 ampi gruppi di vittime: pazienti psichiatrici (Stati occidentali e medio orientali); quelli che hanno commesso DSB per motivi personali (India, Sri Lanka, Papua Nuova Guinea, Zimbawe); e quelli che sono motivati politicamente (India e Corea del Sud).
Mutilazioni auto-inflitte e auto-immolazione sembrano rappresentare un gruppo di persone abbastanza distinto.
3.
"Near-fatal" deliberate self-harm: characteristics, prevention and implications for the prevention of suicide.
Douglas J, Cooper J, Amos T, Webb R, Guthrie E, Appleby L.
J Affect Disord. 2004 Apr;79(1-3):263-8.
Autolesionismo quasi fatale: caratteristiche, prevenzione e implicazioni per la prevenzione del suicidio
BACKGROUND: Pochi sono stati gli studi sui casi più gravi di autolesionismo (DSH). Questi casi rappresentano un importante problema clinico. Potrebbero anche essere adatti come riferimento per il suicidio in studi di ricerca. METODI: Abbiamo elaborato una definizione di autolesionismo quasi fatale (NFDSH) e identificato tutti i casi afferenti ai dipartimenti di traumatologia e di emergenza in un'area urbana in un periodo di 18 mesi. Li abbiamo confrontati con i DSH meno gravi sulle caratteristiche sociali e cliniche, e valutato il loro iniziale approccio clinico.
Abbiamo confrontato il loro profilo anagrafico e il sesso con quelli dei suicidi ad esito fatale. Ai casi NFDSH che hanno accettato di essere intervistati sono state fatte domande riguardo alle loro esperienze di domanda d'aiuto e i loro punti di vista sulla prevenzione del suicidio.
RISULTATI: 158 casi sono stati identificati, l'8% di tutti i DSH.
Il metodo più comune di autolesionismo era per auto-avvelenamento. La diagnosi psichiatrica più comune era la depressione. In rapporto ai DSH meno gravi, i casi quasi fatali riportavano valori più alti di molti dei fattori di rischio nell'ambito clinico e sociale e mostravano una più grande intenzionalità suicidaria. Al 41% è stata permessa la valutazione seguente a casa. La maggior parte dei ricoveri è durata 2 giorni o meno. Il profilo dell'età e del sesso era più vicino a quello relativo al suicidio che nel DSH genericamente.
Pochi soggetti hanno accettato ad essere intervistati; quelli che avevano avuto poche esperienze precedenti con i servizi.
LIMITAZIONI: Non abbiamo valutato ogni caso di DSH individualmente ma abbiamo piuttosto applicato una definizione di NFDSH adatta allo studio.
Conclusioni certe non si possono trarre a partire dalla parte qualitativa dello studio a causa del basso valore di adesione all'intervista.
CONCLUSIONI: L'NFDSH è un importante fenomeno clinico associato con indicatori di alto rischio suicidario. Questo rischio elevato non si riflette spesso nell'approccio clinico.
Ulteriori studi dell' NFDSH potrebbero contribuire a quanto not o sulla prevenzione del suicidio anche se l'oppositività ad essere intervistati dei soggetti NFDSH potrebbe rappresentare una difficoltà per le ricerche future.
4.
The roles of orbital frontal cortex in the modulation of antisocial behavior.
Blair RJ.
Brain Cogn. 2004 Jun;55(1):198-208.
I ruoli della corteccia orbito-frontale nella modulazione dei comportamenti antisociali.
Questo articolo considera i ruoli potenziali della corteccia orbito frontale nella modulazione del comportamento antisociale. Vengono distinte due forme di aggressività: una reattiva manifestata in risposta alla frustrazione/attacco ed una finalistica, l'aggressività strumentale.
Si pensa che la corteccia orbito frontale sia direttamente coinvolta nella modulazione dell'aggressività reattiva. Si deduce che la corteccia orbitale frontale non "inibisca" l'aggressività reattiva ma possa piuttosto aumentare o diminuire la sua probabilità in funzione dei segnali sociali presenti nell'ambiente.
Una disfunzione precoce di questa funzione della corteccia orbito frontale potrebbe essere correlata allo sviluppo del Disturbo Borderline di Personalità.
L'aggressività strumentale è collegata ad un importante fallimento nella socializzazione.
Tuttavia, i dati disponibili suggeriscono che l'amigdala, e non la corteccia orbito frontale, viene richiesta per funzioni quali il condizionamento avversivo e l'apprendimento dell'evitamento passivo, che sono necessari per la socializzazione morale.
Psychopathic individuals who present with significant instrumental aggression, are impaired in aversive conditioning and passive avoidance learning and show evidence of amygdala dysfunction (manca la traduzione)
La corteccia orbito frontale e l'amigdala sono coinvolte nella risposta reversibile mentre la risposta strumentale deve essere invertita seguendo i cambiamenti contingenti.
Differenze nella risposta reversibile si possono osservare anche in individui psicopatici. Tuttavia rimane poco chiaro se la differenza nella risposta reversibile sia di per sé associata al comportamento antisociale.
5.
Hopelessness, depression, substance disorder, and suicidality--a 13-year community-based study.
Kuo WH, Gallo JJ, Eaton WW.
Soc. Psychiatry Psychiatr Epidemiol. 2004 Jun;39(6):497-501.
Hopelessness, depressione, disturbo da uso di sostanze e suicidalità-uno studio di 13 anni basato sulla popolazione generale.
BACKGROUND: la maggior parte dei pregressi studi sull'hopelessness intesa come fattore di rischio per il comportamento suicidario erano basati su campioni o clinici o ristretti. Applicando un modello di studio longitudinale con un campione di oltre 3000 partecipanti appartenenti alla popolazione generale, il nostro obiettivo era quello di esaminare se l'hopelessness rappresentava un predittore a lungo termine per i comportamenti suicidari. METODI: Utilizzandi i dati longitudinali del Baltimore Epidemiologic Catchment Area Program (ECA), abbiamo valutato l'associazione tra l'hopelessness iniziale e l'incidenza di comportamenti suicidari in un periodo di follow up di 13 anni, aggiustando i risultati per la presenza di depressione e uso di sostanze. I comportamenti suicidari studiati includevano il suicidio, il tentativo di suicidio auto riferito, e l'ideazione suicidarla. RISULTATI: l'hopelessness risultava essere un fattore di rischio indipendente per tutti e tre i tipi di comportamento suicidario nel periodo di follow up, anche dopo l'aggiustamento. Le persone che avevano espresso hopelessness nel 1981 avevano una probabilità 11.2 volte superiore di commettere suicidio nei 13 anni di intervallo di follow up (95% CI [1.8, 69.1]). L'associazione tra suicidalità e hopelessness era più forte e più stabile dell'associazione tra suicidalità e presenza di depressione e disturbo da uso di sostanze. CONCLUSIONI: l'hopelessness era un fattore di rischio indipendente per suicidio, tentativi di suicidio e ideazione suicidarla. Strategie di intervento volte alla diminuzione dell'hopelessness potrebbero rivelarsi efficaci per la prevenzione del suicidio.
6.
Acute oxcarbazepine and atomoxetine overdose with quetiapine.
Barker MJ, Benitez JG, Ternullo S, Juhl GA.
Vet Hum Toxicol. 2004 Jun;46(3):130-2.
Overdose acuta di oxcarbzepina e atomoxetina con quetiapina
Presentiamo un caso di overdose acuta di oxcarbazepina e atomoxetina combinata con un eccesso di quetiapina in un maschio di 19 anni. Il paziente ha ingerito approssimativamente 36g di oxcarbazepina (514 mg/kg), 1.2g di atomoxetina (17mg/kg) e 9mg di quetiapina (128mg/kg). Dopo 1 ora dall'ingestione si è sviluppata una depressione del sistema nervoso centrale con iniziale incoscienza che ha reso necessaria l'intubazione per consentire la respirazione. Nonostante una terapia aggressiva con irrigazione dell'intero intestino e somministrazione di carbone attivo, la sonnolenza del paziente è perdurata per 4 giorni, interrotta da occasionali e violenti risvegli. Inizialmente è stato notato un prolungamento del tratto QT, che si è normalizzato in 4 giorni. Questo caso suggerisce che l'overdose acuta di oxcarbazepina e atomoxetina combinata con quetiapina è associata con una rapida e prolungata depressione del sistema nervoso centrale.
7.
A history of major depressive disorder influences intent to die in violent suicide attempters.
Astruc B, Torres S, Jollant F, Jean-Baptiste S, Castelnau D, Malafosse A, Courtet P.
J Clin Psychiatry. 2004 May;65(5):690-5.
Una storia di disturbo depressivo maggiore influenza l'intenzionalità suicidaria nei tentatori di suicidio violento.
BACKGROUND: l'incoerenza dei risultati ottenuti in studi di biologia del comportamento suicidario potrebbe essere dovuta all'uso di categorie generali senza validità. In precedenti studi di genetica, in cui abbiamo identificato un'associazione tra un gene collegato alla serotonina e tentativi di suicidio violenti, abbiamo suggerito che una storia di disturbo depressivo maggiore (DDM) potrebbe influire su tale associazione. In questo studio il nostro scopo era chiarire le relazioni tra la violenza dei tentativi di suicidio, intenzionalità suicidarla, e depressione in un ampio campione di tentatori di suicidio. METODI: abbiamo indagato l'intenzionalità suicidaria, in presenza di tentativi di suicidio violenti e DDM, in 502 tentatori di suicidio consecutivamente ricoverati. Abbiamo caratterizzato i pazienti in termini di diagnosi lifetime di Asse I secondo il DSM-IV, intenzionalità suicidaria (Beck Suicide Intent Scale), e storia di violenti tentativi di suicidio. RISULTATI: l'intenzionalità suicidaria, sia per l'ultimo tentativo di suicidio prima del ricovero sia per il più letale tentativo di suicidio, era più elevata in coloro che presentavano una storia di DDM (p =.03 e p =.04, rispettivamente), ma non era influenzata da una storia di violenti tentativi di suicidio. Nei tentatori di suicidio violento, l'intenzionalità suicidaria era più alta in pazienti con una storia di DDM che in pazienti che non presentavano tale storia (p =.04 per l'ultimo tentativo di suicidio e p =.02 per il tentativo più letale), mentre una diagnosi di DDM non aveva alcun effetto sull'ideazione suicidaria nei tentatori di suicidio non violento. CONCLUSIONI: i tentatori di suicidio violento costituiscono un gruppo eterogeneo in termini di intenzionalità suicidaria. I nostri risultati suggeriscono che studi di biologia e di genetica dovrebbero tener conto del metodo usato nel tentativo di suicidio, l'intenzionalità suicidaria e la storia di DDM.
8.
Defense styles in depressed suicide attempters.
Corruble E, Bronnec M, Falissard B, Hardy P.
Psychiatry Clin Neurosci. 2004 Jun;58(3):285-8.
Stili difensivi nei tentatori di suicidio depressi.
Gli stili difensivi potrebbero operare una distinzione tra pazienti depressi con o senza recenti tentativi di suicidio. Lo scopo del presente studio è quello di identificare quali meccanismi di difesa sono associati con recenti tentativi di suicidio nella depressione. Il Defense Style Questionnaire (DSQ) è stato compilato, al momento del ricovero, da 156 pazienti depressi con (n=60) o senza (n=96) un recente tentativo di suicidio. L'intensità della depressione era negativamente correlata con uno stile difensivo maturo, humor e sublimazione e positivamente con la proiezione. Sebbene non vi fosse una differenza significativa in termini di variabili sociodemografiche e depressione, coloro che avevano tentato recentemente il suicidio presentavano punteggi più alti negli stili difensivi immaturi, in particolar modo acting out, comportamenti passivo-aggressivi, fantasia artistica e proiezione. Valutazioni prospettiche sugli stili difensivi e i tentativi di suicidio dovrebbero essere condotte per determinare se queste differenze sono una causa di imminenti tentativi di suicidio in pazienti depressi. Se così fosse, il DSQ potrebbe venire utilizzato nella pratica clinica per aiutare a discriminare i pazienti depressi ad alto rischio di imminente tentativo di suicidio.
9.
Suicide attempts and ideation in patients with bipolar I disorder.
Fagiolini A, Kupfer DJ, Rucci P, Scott JA, Novick DM, Frank E.
J Clin Psychiatry. 2004 Apr;65(4):509-14.
Tentativi di suicidio e ideazione suicidaria in pazienti con disturbo bipolare I
BACKGROUND: Pensieri e comportamenti suicidari sono comuni in individui con disturbo bipolare I. METODO: sono stati esaminati ideazione suicidaria e tentativi di suicidio in 175 pazienti con disturbo bipolare I (diagnosi confermata con la Schedule for Affective Disorders and Schizophrenia o con la Structured Clinical Interview for DSM-IV) partecipanti al Pittsburgh Study of Maintenance Therapies in Bipolar Disorder. I pazienti che avevano tentato il suicidio prima di entrare nello studio sono stati confrontati con quelli che non avevano tentato il suicidio, con riferimento a caratteristiche cliniche e sociodemografiche.
RISULTATI: il 29% dei pazienti avevano tentato il suicidio prima di entrare nello studio. I tentativi di suicidio avvenivano ad un'età relativamente giovane e nel periodo iniziale di malattia. Una maggiore severità del disturbo bipolare, come indicato da un numero più elevato di precedenti episodi depressivi (p =.0009), punteggi più alti alla HAM-D-25 (p =.04) e un alto indice di massa corporea (p =.03) erano correlati significativamente con una storia di tentativi di suicidio. Nessuno dei pazienti con una storia di tentativi di suicidio ha reiterato il gesto. 5 pazienti senza storia di tentativi di suicidio, comunque, ha tentato il suicidio. 4 di questi pazienti non avevano manifestato una severa ideazione suicidaria alla valutazione che ha preceduto il tentativo di suicidio. Nessuno dei soggetti ha portato a termine il suicidio durante gli 11 anni dello studio.
CONCLUSIONE: una maggiore severità di disturbo bipolare e un elevato indice di massa corporea sono significativamente correlati con una storia di tentativi di suicidio. Tuttavia un programma di trattamento in un ambiente clinico massimamente supportivo può ridurre il comportamento suicidario in pazienti ad alto rischio. In qualche caso il rischio di suicidio è transitorio e potrebbe essere preceduto da un periodo di severa ideazione suicidaria che dura solo qualche minuto o qualche ora. In tal caso i professionisti di salute mentale non sono in grado di predire i tentativi di suicidio.
10.
Total serum cholesterol and suicidality in anorexia nervosa.
Favaro A, Caregaro L, Di Pascoli L, Brambilla F, Santonastaso P.
Psychosom Med. 2004 Jul-Aug;66(4):548-52.
Colesterolo sierico totale e suicidalità nell'anoressia nervosa
OGGETTO: nessuno studio pubblicato ha preso in considerazione la relazione tra il livello di colesterolo sierico e suicidalità nell'anoressia nervosa (AN). SCOPO: valutare le correlazioni psichiatriche e nutrizionali del colesterolo sierico in un campione di pazienti affette da anoressia nervosa.
METODO: colesterolo sierico e stato nutrizionale sono stati valutati in un campione di 74 pazienti anoressiche, prima di iniziare ogni tipo di ricerca. Tutti i soggetti hanno sostenuto un'intervista clinica strutturata e completato l'Hopkins Symptom Checklist.
RISULTATI: i soggetti che hanno riportato precedenti tentativi di suicidio, comportamenti impulsivi autolesivi o ideazione suicidaria hanno mostrato livelli di colesterolo significativamente più bassi rispetto ai soggetti senza suicidalità. I livelli di colesterolo sono risultati correlati negativamente con la severità dei sintomi depressivi in tutti i pazienti ad eccezione di quelli con ricorrenti abbuffate. Un'analisi multivariata ha mostrato che la relazione tra livelli di colesterolo e comportamento ed ideazione suicidaria non sembra essere influenzata dai fattori metabolici e nutrizionali considerati nello studio.
CONCLUSIONI: nonostante l'influenza di importanti fattori metabolici legati alla colesterolemia nell'AN, la nostra ricerca tende a confermare studi precedenti che hanno trovato un'associazione tra bassi livelli di colesterolo e suicidalità.
11.
Antidepressants and the risk of suicidal behaviors.
Jick H, Kaye JA, Jick SS.
JAMA. 2004 Jul 21;292(3):338-43.
Antidepressivi e rischio di comportamenti suicidari
CONTENUTO: la relazione tra l'uso di antidepressivi, specialmente inibitori selettivi del reuptake della serotonina (SSRIs) e l'ideazione e i comportamenti suicidari ha ricevuto recentemente una considerevole attenzione pubblica. L'uso di queste sostanze nei giovani è stata particolarmente considerata. SCOPO: stimare il rischio relativo (RRs) dei comportamenti suicidari non fatali in pazienti che hanno iniziato un trattamento con uno di 3 antidepressivi rispetto a quello dei pazienti che hanno iniziato un trattamento con dotiepina.
PROGETTO E SETTING: viene esaminato uno studio caso-controllo di pazienti trattati dai medici di base utilizzando l'UK General Practice Research Database per l'intervallo 1993-1999.
PARTECIPANTI: la popolazione di base includeva 159,810 soggetti che hanno utilizzato i 4 antidepressivi. I partecipanti potevano aver usato solo uno di questi antidepressivi e dovevano aver ricevuto almeno una prescrizione per gli antidepressivi dello studio entro 90 giorni dalla loro data indice (la data del comportamento o ideazione suicidaria per i casi e la medesima data per i controlli).
PRINCIPALI RISULTATI MISURATI: la frequenza della prima esposizione a amitriptilina, fluoxetina, paroxetina e dotiepina di pazienti con una diagnosi registrata di primo comportamento suicidario non fatale o suicidio è stata confrontata con quella di pazienti che non hanno mostrato comportamenti suicidari.
RISULTATI: dopo aver controllato età, sesso, stagionalità e il tempo trascorso dalla prima prescrizione di antidepressivi all'inizio del comportamento suicidario, i rischi relativi di recenti diagnosi di comportamento suicidario non fatale in 555 casi e 2062 controlli sono stati 0.83 (95% intervallo di confidenza, [CI] 0.61-1.13) per amitriptilina, 1.16 (95% CI, 0.90-1.50) per fluoxetina e 1.29 (95% CI, 0.97-1.70) per paroxetina, confrontati con quelli che dell'uso di dotiepina. Il RR per comportamento suicidario in pazienti con una prima prescrizione di antidepressivo da 1 a 9 giorni prima della loro data indice è stato 4.07 (95% CI, 2.89-5.74) confrontato con quello di pazienti con una prima prescrizione di antidepressivo 90 giorni o più dalla loro data indice. Il tempo trascorso dalla prima prescrizione dell'antidepressivo, tuttavia, è risultato non influire negativamente sulla relazione tra specifici antidepressivi e comportamento suicidario poiché la sua relazione col comportamento suicidario non è stata materialmente differente sugli utenti dei 4 studi farmacologici. Similmente per i suicidi fatali il RR nei pazienti con una prima prescrizione di un antidepressivo da 1 a 9 giorni prima della loro data indice è stato 38.0 (95% CI, 6.2-231) confrontato con quello di coloro cui era stato prescritto 90 giorni o più prima della data indice. Non ci sono state significative associazioni tra l'uso di un particolare antidepressivo studiato e il rischio suicidario.
CONCLUSIONI: il rischio di comportamento suicidario dopo aver iniziato un trattamento con antidepressivi è simile in chi usa amitriptilina, fluoxetina e paroxetina se confrontato col rischio di chi usa la dotiepina. Il rischio di comportamento suicidario è incrementato nel primo mese dopo iniziale assunzione di antidepressivi, specialmente nei primi 9 giorni. Un possibile piccolo incremento nel rischio (significatività statistica al limite) in chi ha iniziato il più recente antidepressivo, paroxetina, è di un ordine di grandezza tale da poter essere facilmente riconducibile ad un bias determinato dalla severità della depressione. Basandoci su informazioni limitate stabiliamo inoltre che non esiste una sostanziale differenza nell'efficacia dei 4 farmaci in una popolazione tra i 10 e i 19 anni.
12.
Variables associated with hospitalization decisions by emergency psychiatrists after a patient's suicide attempt.
Baca-Garcia E, Diaz-Sastre C, Resa EG, Blasco H, Conesa DB, Saiz-Ruiz J, de Leon J.
Psychiatr Serv. 2004 Jul;55(7):792-7.
Variabili associate alle decisioni di ospedalizzazione nelle emergenze psichiatriche dopo un tentativo di suicidio
SCOPO: il presente studio esplora i fattori psichiatrici considerati nella decisione di ospedalizzazione per un largo campione di tentatori di suicidio in un Pronto Soccorso di un Ospedale Generale di Madrid, Spagna, tra il 1996 e il 1998.
METODI: valutazione psichiatrica di 509 pazienti che avevano tentato il suicidio; 196 di questi (39%) è stato ospedalizzato in un'unità psichiatrica e 313 (61%) è stato dimesso dal dipartimento di emergenza. La valutazione includeva la Beck's Suicidal Intent Scale (SIS) e una checklist di 47 variabili cliniche.
RISULTATI: delle 32 variabili cliniche significativamente associate con l'ospedalizzazione che sono state inserite nel modello di regressione logistica, 11 sono risultate significative. Sei variabili sono state associate ad una incrementata quota di ospedalizzazione: intenzione di ripetere il gesto, progettazione di usare metodi letali, basso funzionamento psicosociale prima del tentativo di suicidio, precedente ospedalizzazione psichiatrica, un tentativo di suicidio nell'anno precedente e la convinzione che nessuno vorrà cercare di salvare la loro vita dopo il tentativo di suicidio. Cinque variabili sono state associate ad una minore quota di ospedalizzazione: una realistica prospettiva sul futuro dopo il tentativo, il sollievo che il tentativo non sia stato efficace, disponibilità di un metodo per uccidere se stessi (che non sia ancora stato usato), credenza che il tentativo dovrebbe influenzare gli altri e il supporto familiare. I modelli basati sul punteggio totale SIS e gli items SIS individuali hanno una più bassa specificità e sensibilità.
CONCLUSIONI: gli psichiatri sembrano contare su quanto riportato dal paziente nella decisione di ospedalizzare piuttosto che focalizzarsi sullo stato demografico, diagnostico o psicosociale. Se quanto trovato in questo studio fosse confermato in altri setting ospedalieri, l'implicazione sarebbe che le linee guida per valutare i tentativi di suicidio dovrebbero incoraggiare una valutazione completa e dettagliata del tentativo e dei piani futuri.
NUMERO 5 ABSTRACTS
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1.Clinicians'
assessments of bipolar disorder and substance abuse as predictors of
suicidal behavior in acutely hospitalized psychiatric inpatients.
Comtois KA, Russo
JE, Roy-Byrne P, Ries RK
Department of Psychiatry
and behavioral Sciences, University of Washington School of Medicine.
Seattle, Washington
98104, USA
Biol Psychiatry. 2004 Nov
15;56(10):757-63.
Diagnosi clinica di disturbo
bipolare e abuso di sostanze quali predittori di comportamento
suicidario in pazienti psichiatrici ricoverati in acuto.
BACKGROUND: il suicidio
rappresenta uno dei rischi maggiori nei soggetti con disturbo bipolare,
un rischio che, in qualche studio, ma non in tutti, risulta amplificato
dalla comorbidità con l’abuso di sostanze. Allo scopo di indagare
ulteriormente la relazione tra abuso di sostanze, suicidio e bipolarità
come, si presentano nella pratica clinica, abbiamo analizzato i dati
clinici standardizzati provenienti da un importante centro per pazienti
psichiatrici acuti. METODO: Sono state analizzate le valutazioni
cliniche standardizzate relative a 7819 pazienti con diagnosi di
depressione bipolare (n=990), mania bipolare (n=948), episodio
depressivo unipolare (n=3626) o schizofrenia-disturbo schizoaffettivo
(n=2255) allo scopo di valutare la relazione tra attuali problemi di uso
di sostanze, sintomi indotti da sostanze, una recente crisi suicidaria e
tentativi di suicidio in anamnesi, utilizzando una regressione logistica
aggiustata per età, sesso e razza. RISULTATI: nelle combinazioni tra i
gruppi, i problemi attuali da uso di sostanze sono risultati
significativamente associati con la presenza in anamnesi di precedenti
tentativi di suicidio (odds ratio [OR] 1.6-2.5) e, in grado minore, con
una recente crisi suicidaria (OR 1-2.2). Tra i pazienti bipolari
(depressi/maniaci), ma non in altri gruppi diagnostici, i soggetti con
problemi attuali da uso di sostanze e sintomi indotti da sostanze
presentavano tassi anche maggiori per una recente crisi suicidaria (OR
1.5-3.1) e di tentativi lifetime (OR 2.5-3.4). CONCLUSIONI: in pazienti
bipolari, la presenza di un disturbo da uso di sostanze raddoppia il
rischio suicidario, mentre la presenza di un disturbo da uso di
sostanze assieme a sintomi indotti da sostanze lo triplica. Vengono
discusse le implicazioni per future ricerche.
2.Single
nucleotide polymorphism and haplotype analysis of a novel tryptophan
hydroxylase isoform (TPH2) gene in suicide victims.
Zill
P, Buttner A, Eisenmenger W, Moller HJ, Bondy B, Ackenheil M.
Psychiatric Hospital of the Ludwig-Maximilians-University, Munich,
Germany
Peter.Zill@psy.med.uni-muenchen.de
Biol
Psychiatry. 2004 Oct 15;56(8):581-6.
Polimorfismo di singolo
nucleotide e analisi di aplotipo di una nuova isoforma del gene della
triptofano idrossilasi (TPH2) in vittime di suicidio.
BACKGROUND: la
triptofano-idrossilasi, l’enzima limitante nella biosintesi della
serotonina, rappresenta uno dei candidati più importanti nelle analisi
di associazione genetica del comportamento suicidario; tuttavia, i
risultati sono ancora poco convincenti. Di recente, è stata identificata
nel topo una seconda isoforma di triptofano-idrossilasi (TPH2), presente
esclusivamente a livello cerebrale. In un precedente studio postmortem
condotto dal nostro gruppo, abbiamo dimostrato che la TPH2 viene
espressa anche nel tessuto cerebrale umano, ma non in tessuti
periferici. METODI: abbiamo condotto studi di polimorfismi di singoli
nucleotidi, di aplotipo e disequilibrio di linkage
su 263 vittime di suicidio e 266 soggetti di controllo sani
utilizzando 10 polimorfismi di singolo nucleotide nel gene della TPH2.
RISULTATI: È stata individuata un’associazione significativa tra un solo
polimorfismo di singolo nucleotide (p=.004, p globale=.01) e il
suicidio. Inoltre, anche l’analisi di aplotipo sembra confermare
l’associazione (p<.0001., p globale=.0001).
CONCLUSIONI: questo è il
primo report relativo all’associazione tra i polimorfismi del gene della
TPH2 e il suicidio. I nostri dati forniscono un’evidenza
dell’implicazione di varianti genetiche della TPH2 e il comportamento
suicidario. Questi risultati potrebbero suggerire nuove strategie di
ricerca per l’analisi delle alterazioni del sistema serotoninergico
osservati in molti altri disturbi psichiatrici.
3.Major
depressive disorder, suicidal ideation, and suicide attempt in twins
discordant for cannabis dependence and early-onset cannabis use.
Lynskey MT,
Glowinski AL, Todorov AA, Bucholz KK, Madden PA, Nelson EC, Statham DJ,
Martin NG, Heath AC.
Queensland Institute of Medical Research, Brisbane, Queensland,
Australia. mlynskey@matlock.wustl.edu
Arch Gen
Psychiatry. 2004 Oct;61(10):1026-32.
Disturbo depressivo maggiore,
ideazione suicidaria e tentativo di suicidio in gemelli discordanti per
dipendenza da cannabis e inizio precoce dell’uso di cannabis.
BACKGROUND: una
precedente ricerca ha riportato sia un moderato grado di comorbidità tra
dipendenza da cannabis e disturbo depressivo maggiore (MDD) sia
un’associazione tra precoce utilizzo di cannabis e aumentato rischio di
suicidio in MDD. OBIETTIVO: valutare se le associazioni tra dipendenza
da cannabis lifetime e consumo precoce di cannabis con indicatori di MDD,
ideazione suicidaria e tentativi di suicidio persistono dopo aver
verificato il peso delle influenze genetiche e/o dei fattori ambientali
comuni. DESIGN: campioni “cross-sectional” di coppie di gemelli
discordanti per dipendenza lifetime da cannabis e campioni discordanti
per utilizzo precoce di cannabis. SETTING: campione di gemelli
provenienti dalla popolazione generale (mediana dell’età = 30aa).
PARTECIPANTI: Duecentosettantasette gemelli dello stesso sesso,
discordanti per dipendenza da cannabis e 311 coppie di gemelli
discordanti per inizio precoce di consumo di cannabis (prima dei 17
anni). PRINCIPALI MISURE DI OUTCOME: Misure di MDD lifetime secondo il
DSM-IV, di ideazione suicidaria e di tentativi di suicidio riportate dai
soggetti in studio. RISULTATI: i soggetti che erano dipendenti da
cannabis presentavano odds per ideazione suicidaria e tentativi di
suicidio 2.5-2.9 volte maggiori rispetto ai rispettivi fratelli non
dipendenti da cannabis. Inoltre, la dipendenza da cannabis era associata
a un elevato rischio di MDD nei gemelli dizigoti, ma non in quelli
monozigoti. Coloro che avevano iniziato ad abusare di cannabis prima dei
17 anni presentavano rischi più elevati per conseguenti tentativi di
suicidio (odds ratio 3.5 [95% intervallo di confidenza, 1.4-8.6]), ma
non per MDD o ideazione suicidaria. MDD e ideazione suicidaria precoci
erano significativamente associati a un conseguente rischio di
dipendenza da cannabis in coppie di dizigoti discordanti, ma non in
coppie di monozigoti discordanti. CONCLUSIONI: la comorbidità tra
dipendenza da cannabis e MDD sorge probabilmente a causa di
vulnerabilità genetica e ambientale condivisa che predispone a entrambi
gli outcomes. Per contro, le associazioni tra dipendenza da cannabis e
comportamento suicidario non possono essere completamente spiegate da
comuni predisposizioni genetiche e/o comuni fattori ambientali. Le
associazioni precedentemente riportate tra utilizzo precoce di cannabis
e conseguente MDD riflettono probabilmente una vulnerabilità genetica e
ambientale condivisa, sebbene rimanga la possibilità che un precoce
utilizzo di cannabis possa rappresentare una predisposizione per
tentativi di suicidio.
4.Restricted
fetal growth and adverse maternal psychosocial and socioeconomic
conditions as risk factors for suicidal behaviour of offspring: a cohort
study.
Mittendorfer-Rutz E, Rasmussen F, Wasserman D.
Swedish National
and Stockholm County Council Centre for Suicide Research and Prevention
of Mental Ill-Health (NASP) at the National Institute of Psychosocial
Medicine, Stockholm, Sweden.
Lancet 2004 Sep 25; 364 (9440):
1135-40
Crescita fetale limitata e
avverse condizioni psicosociali e socioeconomiche materne come fattori
di rischio per comportamento suicidario della prole: uno studio di
coorte.
BACKGROUND: Finora sono stati
segnalati risultati vaghi e contraddittori circa un'associazione fra le
condizioni neonatali, ostetriche e materne avverse e l’aumentato
rischio suicidario tra gli adolescenti. Gli obiettivi di questo studio
erano di studiare i rapporti fra sviluppo fetale, complicazioni
ostetriche e la situazione psicosociale e socioeconomica della madre ed
il rischio nella prima età adulta di suicidio e tentato suicidio della
prole. METODI: sono stati esaminati, secondo il collegamento di dati tra
i registri svedesi, i fattori di rischio ostetrici, neonatali e materni
per il suicidio ed il tentato suicidio, in 713370 giovani adulti, nati
in Svezia fra il 1973 e il1980, che sono stati seguiti fino al 31
Dicembre 1999.
Sono stati valutati i tassi di
rischio secondo un’analisi univariata e multivariata, derivati da
modelli di rischio proporzionali.
RISULTATI: Viene riportato un
significativo aumento di rischio di tentato suicidio nei soggetti con
dimensioni alla nascita ridotte, corrette per l’età gestazionale (tasso
di rischio 1.29, 95% CI 1.18-1.41, p<0.0001); quartogeniti o più (1.79,
1.62-1.97, p<0.0001); nati da madri con un basso livello culturale
(1.36, 1.27-1.46, p<0.0001) (proporzione attribuibile = 10.3%); e coloro
che, al momento del concepimento avevano madri di età uguale o inferiore
ai 19 anni (2.09, 1.89-2.32, p<0.0001).
I predittori significativi di
suicidio erano il basso valore ponderale alla nascita, corretto per
l’età gestazionale (2.23, 1.43-3.46, p<0.0001), e la maternità molto
giovane (2.30, 1.64-3.22, p<0.0001).
CONCLUSIONE: la multiparità e il
basso livello culturale materno predicono per il tentativo di suicidio,
mentre lo sviluppo fetale limitato e la maternità molto giovane si
associano tanto con il tentativo che con il completamento del suicidio
nella prole.
5.Suicide
attempts amongst elderly schizophrenia patients: a 10-year case-control
study.
Barak Y,
Knobler CY, Aizenberg D.
Psychogeriatric
Department, Abarbanel Mental Health Center, Sackler School of Medicine,
Tel-Aviv University, 15 KKL Street, Bat-Yam 59100, Israel.
mdybarak@netrvision.net.il
Schizophr Res. 2004 Nov
1;71(1):77-81
Tentativi di suicidio tra i
pazienti schizofrenici anziani: uno studio caso-controllo a 10 anni.
BACKGROUND: Il suicidio è una
condizione frequente tra gli anziani. La schizofrenia è una delle
malattie in cui i tentativi di suicidio e la morte stessa per suicidio
sono rilevanti.
Tuttavia, esiste una considerevole
povertà di dati sui tentativi di suicidio tra i pazienti anziani
schizofrenici.Lo scopo dello studio era quello di connotare i pazienti
schizofrenici anziani che abbiano commesso un tentativo di suicidio (AS).
METODO: Sono stati esaminati tutti
i dati inseriti al computer riguardanti pazienti schizofrenici di 60
anni o più, in un periodo di 10 anni.
I pazienti che avessero tentato il
suicidio venivano definiti come gruppo indice, mentre nel gruppo di
controllo venivano ammessi i soggetti schizofrenici al secondo ricovero
che non avessero tentato il suicidio prima dell’ospedalizzazione.
RISULTATI: sono stati valutati
1066 ricoveri di pazienti schizofrenici di 60 anni o più; vi erano 392
donne e 300 uomini, con un’età media del gruppo di 67.4 anni.
Sono stati documentati 49
tentativi di suicidio, il 4.6 % dei ricoveri; 30 pazienti hanno tentato
il suicidio, di cui 10 più di una volta.
Vi era una differenza quasi
significativa nella composizione di genere, con una prevalenza dei
maschi nel gruppo suicidario. Non sono state individuate altre variabili
positivamente associate con la suicidalità. CONCLUSIONI: l’attuale
studio è unico nel suo genere e si rivolge ai pazienti schizofrenici
anziani; nonostante la mancanza di fattori di rischio ben identificati,
si rendono necessari ulteriori studi rivolti ai pazienti schizofrenici e
alla loro età, visto il lieve tasso medio di suicidio esistente in
questo gruppo.
6.Premenstrual
symptoms and luteal suicide attempts.
Baca-Garcia E, Diaz-Sastre C,
Ceverino A, Garcia Resa E, Oquendo MA, Saiz-Ruiz J, de Leon J.
Department of Psychiatry,
Fundacion Jimenez Diaz, Madrid, Spain.
Sintomi premestruali e
tentativi di suicidio nella fase luteinica.
OBIETTIVO: Nell’ipotesi che i sintomi premestruali (PMS) siano
temporaneamente e specificamente associati con i tentativi di suicidio,
questi, nelle donne con PMS dovrebbero verificarsi più frequentemente
durante la fase luteinica.
METODO: In un ospedale generale, sono state studiate prospetticamente
125 donne fertili tentatrici di suicidio (e 84 donatrici di sangue come
controlli) con cicli mestruali regolari. Veniva formulata
retrospettivamente una diagnosi di Disturbo Disforico Premestruale
secondo i criteri del DSM-IV.
RISULTATI: Nelle donne con PMDD (34%, 23/68) i tentativi di suicidio
durante la fase luteinica non erano maggiori rispetto alle donne prive
di diagnosi di PMDD (35%, 20/57). La numerosità campionaria garantiva
una potenza sufficiente ad individuare un effect size di magnitudo
medio-alta. Come ci si attendeva, la frequenza di PMDD nelle tentatrici
di suicidio era significativamente maggiore rispetto a quella dei
controlli (54% vs 6%; test esatto di Fisher, p<= 0.001).
CONCLUSIONE: lo studio era limitato dall’utilizzo di una diagnosi di
PMDD retrospettiva, e suggerisce che la PMDD potrebbe non essere
associata con gli agiti suicidari durante la fase luteinica, quando sono
presenti i sintomi premestruali (PMS).
7.Psychosocial
wellbeing and psychiatric care in the European Communities: Analysis of
macro indicators.
Carta MG.,
Kovess V., Hardoy MC., Brugha T., Fryers T., Lehtinen V., Xavier M.
Social Psychiatry and Psychiatric Epidemiology. 2004; 39(11):
883-892
Benessere
psicosociale e cura psichiatrica nelle comunità europee: analisi di
macro indicatori
Background: Questo
articolo riporta i dati di un confronto analitico di diversi macro
indicatori raccolti routinariamente dalle risorse istituzionali in
Europa.
Metodi: Abbiamo eseguito
una review di macro indicatori in grado di fornire una sintetica
descrizione dello stato di salute mentale e della disponibilità della
cura psichiatrica nei Paesi europei. Tali indicatori sono stati raccolti
routinariamente da fonti quali WHO, OECD, EUROSTAT e IMS. La valutazione
dei trend temporali in ogni nazione ha permesso successivi confronti tra
Paesi.
Risultati: In tutti i Paesi europei è stato osservato un decremento del
trend di suicidi nel periodo 1980-2000, ad eccezione dell’Irlanda e (in
modo parziale) della Spagna. In Irlanda, l’incremento del trend è stato
particolarmente forte, con un elevato rischio sia nei maschi giovani che
negli maschi adulti. Portogallo e Grecia risultano avere rispettivamente
la più alta e la più bassa percentuale di cause di morte non
determinate. La maggior parte dei Paesi con elevati consumi di alcool
nell’iniziale periodo di osservazione risulta avere una percentuale al
di sopra della media nazionale fino al 1980, con successivo decremento
del consumo. La maggior parte delle Nazioni che hanno avuto bassi
consumi nel 1960 ha avuto percentuali più basse della media fino al
1980, quando si è verificato un progressivo incremento di tali
percentuali. Tuttavia è stato evidente in tutti i Paesi un generale
decremento delle morti alcool-correlate, ed una incrementata mortalità
associata ai disturbi mentali, più chiaramente durante la metà degli
anni ‘80. Il numero di psichiatri per 100000 abitanti variava da 3.6 in
Spagna fino a 17.5 in Finlandia; i neuropsichiatri infantili da 0.9 in
Germania a 5.1 in Portogallo. I posti letto psichiatrici variavano da
0.4 per 100000 abitanti in Italia e Spagna fino a 1.3 in Irlanda. Nove
Paesi hanno indicato un trend rivolto alla riduzione dei posti letto
sebbene in oltre 5 stati nessun cambiamento sia stato osservato. La
percentuale in lungodegenza variava da 9.5 nel Regno Unito a 84 in
Belgio, con un generale decremento del trend. L’utilizzo dei servizi per
i pazienti ambulatoriali era piuttosto diverso tra i vari Paesi, sebbene
si evidenziasse un generale aumento nel tempo. I dati ufficiali in
relazione alla vendita degli psicofarmaci sono scarsi. I dati IMS
indicano un incremento del consumo di antidepressivi e antipsicotici in
tutti gli Stati europei.
Conclusioni: i dati
ufficiali disponibili per gli stati europei sembrano indicare qualche
discrepanza, probabilmente relativa al metodo di registrazione. E’
necessario un miglior coordinamento nella raccolta dei dati riguardanti
lo stato di salute mentale nell’Unione Europea ed un miglioramento della
qualità nei servizi disponibili.
8.Predictors
of suicide risk across the life cycle: A study of 511 suicides
Dello Buono M., Daru E., Colucci E., Pavan L.
Rivista di Psichiatria. 2004;
39(5): 340-348
Predittori del
rischio suicidario nel corso della vita: uno studio di 511 suicidi
Obiettivi: Scopo del
presente studio è tentare di valutare il rischio di suicidio
età-correlato attraverso l’analisi di fattori di rischio e le variabili
sociodemografiche ottenute da un campione di 511 suicidi di età compresa
tra i 18 e i 96 anni, morti nella città e provincia di Padova tra il
1990 e il 1999.
Metodo: Grazie alla
preziosa collaborazione con il Tribunale di Padova è stato possibile
raccogliere informazioni dagli archivi giudiziari e integrarle con le
variabili cliniche.
Risultati: L’analisi
statistica dei dati sociodemografici e clinici raccolti, condotta per
gruppi di età, ha indicato vari clusters di predittori età-correlati.
Mentre il più significativo predittore per il gruppo giovane include la
diagnosi di disturbo di personalità associata al sesso maschile, oltre
alla storia di precedenti tentativi di suicidio e dipendenza o abuso di
sostanze, al polo opposto i più forti predittori di suicidio
nell’anziano sono stati le patologie organiche, il sesso maschile e gli
eventi di vita stressanti in presenza di depressione maggiore. Accanto a
patologie somatiche o ipocondria, il modello predittivo per gli adulti
comprendeva eventi di vita stressanti acuti e la diagnosi di depressione
psicotica o psicosi primaria in aggiunta all’abuso alcolico, il sesso
maschile, la condizione di single, separato o vedovo. Le variabili
emergenti spostano l’attenzione verso importanti fattori di rischio
età-specifici. I risultati suggeriscono che i programmi di prevenzione
dovrebbero adottare un approccio multifattoriale per gruppi di età e
soprattutto dovrebbero trattare i disturbi mentali facendo particolare
attenzione alle loro peculiari caratteristiche.
9.Suicidal
asphyxiation by using pure helium gas: case report, review, and
discussion of the influence of the internet.
Gallagher KE, Smith DM, Mellen PF.
Am J Forensic Med Pathol. 2003 Dec;24(4):361-3
Suicidio per asfissia da uso
di elio puro: case report, review e discussione del condizionamento di
internet.
E’ stato documentato che
il soffocamento da inalazione di gas riguarda una grande varietà di
questi. Riportiamo un caso di suicidio per asfissia da scambio forzato
di ossigeno con elio realizzato attraverso l’uso di una complessa
maschera fabbricata in casa. In questo caso clinico, una giovane donna
ha cercato la modalità suicidaria attraverso internet ed ha trovato un
metodo sostenuto dall’uso di elio. Dalla nostra conoscenza esiste un
solo caso di suicidio per asfissia da uso di elio precedentemente
riportato.
10.The
effects of religious versus secular education on suicide ideation and
suicidal attitudes in adolescents in Turkey
Eskin M.
Social Psychiatry and Psychiatric Epidemiology. 2004; 39(7): 536-542
Gli effetti dell'educazione
religiosa nei confronti di quella laica sull'ideazione ed i
comportamenti suicidari negli adolescenti in Turchia.
Background: La religione è
associata a tassi di suicidio inferiori, ma il meccanismo che sottende
l'associazione religione-suicido non è chiaro. Per capire meglio questa
relazione, questo studio ha analizzato la diversità dell' impatto
dell'educazione religiosa rispetto all'educazione laica in adolescenti
turchi, per quanto attiene all’ideazione, comportamenti suicidari e il
suicidio di un caro amico. Dedotti dalla pratica del culto,
dall'integrazione sociale, dalle relazioni e dalla prospettiva dello
stigma, lo studio ha testato cinque specifici fattori predittivi.
Metodo: È stato utilizzato un
questionario per raccogliere i dati in un gruppo di adolescenti (n =
206) sottoposti ad un'educazione religiosa e un gruppo di adolescenti (n
= 214) sottoposti ad un'educazione laica (n=420).
Risultati: L'ideazione suicidaria
era più frequente in adolescenti sottoposti all'educazione laica
rispetto a quelli sottoposti all'educazione religiosa. Il gruppo “laico”
tollerava maggiormente il suicidio rispetto alla sua controparte
religiosa. Tuttavia quelli appartenenti al gruppo religioso tolleravano
di più il suicidio di un caro amico che non la controparte laica.
Conclusione: Sembra che il suicidio
trovi un atteggiamento di comprensione nei segmenti laici della società
e, quindi, la gente considera il suicido come un’ opzione nei periodi di
crisi personale. Le persone delle comunità religiose, tuttavia, non
sembrano accettare il suicido come opzione, ma riservano atteggiamenti
più positivi nei confronti di persone che hanno preso considerazione il
suicidio per una qualche ragione.
11.Self-cutting:
Patient characteristics compared with self-poisoners
Hawton K.,
Harriss L., Simkin S., Bale E., Bond A.
Suicide and life
Threatening Behavior. 2004; 34(3): 199-208
Condotte autolesionistiche: caratteristiche dei pazienti
confrontate con quelle di pazienti con tentativi suicidari per
avvelenamento
È stato esaminato un numeroso
campione (n = 14.892) di pazienti visti consecutivamente, caratterizzati
da un tentativo di suicidio, che si sono presentati in un grande
ospedale del Regno Unito durante un periodo di studio di 23 anni, al
fine di confrontare le caratteristiche dei self-cutters (n =
428) e delle persone che utilizzavano il veleno (n= 11.065). I pazienti
che avevano utilizzato altri metodi in altre occasioni, o che non erano
stati valutati dai servizi psichiatrici, sono stati esclusi. Nel primo
periodo (Gennaio 1976-Giugno 1988), il gruppo dei self-cutters
si discostava dai pazienti utilizzanti il veleno per essere più
frequentemente maschi, single, disoccupati, e per avere una storia di
precedenti comportamenti autolesivi, ma anche per essere caratterizzati
da una condizione di maggiore solitudine, di abuso alcolico e da bassi
punteggi all’intenzionalità suicidaria. L'osservazione di un eccesso di
maschi tra i self-cutters è in contrasto con il dato di
letteratura, che rileva come i ricoveri in ospedale per tagli auto
inferti coinvolgano soprattutto le donne. Indica inoltre che le
necessità terapeutiche dei self-cutters tendono a differenziarsi
rispetto a quelle di coloro che si avvelenano.
12.
Adolescents crisis and suicidal behavior
Pavan L.
Imago. 2004;
11(1): 55-59
Crisi adolescenziali e comportamento suicidario
Il comportamento suicidario
correlato con problemi relazionali è caratterizzato da alti livelli di
aggressività. Se si è verificata una carenza della funzione genitoriale
e di configurazione paterna, che ha organizzato il conflitto e ha
permesso di raggiungere l'ambivalenza, se nessuno si è assunto
l'incarico di limitare le inclinazioni aggressive, e se lo stadio
Edipico è assente, allora il comportamento auto-distruttivo diventa più
facile.
NUMERO 6 ABSTRACTS
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1.
STin2 Variant and Family History of Suicide as Significant Predictors of
Suicide Completion in Major Depression.
DE LARA CL, DUMAIS A, ROULEAU
G, LESAGE A, DUMONT M, CHAWKY N, ALDA M, BENKELFAT C, TURECKI G
Biological Psychiatry, 2005 Aug 24
Mutazioni
STin2 e storia familiare di suicidio come predittori
significativi di suicidio completo nella depressione maggiore.
SCOPO: il suicidio è
l’esito più serio della depressione maggiore, ma non ancora tutti i
pazienti depressi commettono suicidio. I geni, assieme ad altri fattori,
possono spiegare questa differenza. Sono state osservate alterazioni
serotoninergiche nel suicidio, nella depressione e nei comportamenti
impulsivo-aggressivi. Il nostro scopo quindi è stato di identificare i
predittori di suicidio considerando la mutazione genetica a livello
del gene trasportatore serotoninergico (5-HTT). METODO: abbiamo studiato
la regione polimorfica legata al gene 5-HTT (5-HTTLPR) e le mutazioni
dell’introne 2 (STin2) di questo gene e la loro relazione con i fattori
di rischio comportamentali e clinici per suicidio in un campione di
suicidi depressi (n=106) e soggetti depressi di controllo (n=152),
diagnosticati sulla base delle principali interviste.
RISULTATI: abbiamo trovato una significativa associazione di
suicidi completi aventi almeno una copia di STin2 allele 10 [chi(2)(1) =
10.833, p = .002]. Nessuna differenza è stata trovata per il numero
variabile di ripetizioni 5-HTTLPR. Dopo aver controllato fattori di
rischio suicidario comportamentali e clinici, la mutazione STin2 è
rimasta un predittore suicidario significativo nella depressione
maggiore quando è considerata assieme alla storia familiare di suicidio
(odds ratio 5.560, 95% confidence interval 1.057-29.247). CONCLUSIONI:
il locus STin2 può rendere conto, almeno in parte, dell’osservata
familiarità del comportamento suicidario. Questo risultato dovrebbe
essere ulteriormente esplorato nelle famiglie dove è
osservato il cluster per comportamento
suicidario.
2.
Cognitive therapy for the prevention of suicide attempts: a randomized
controlled trial.
BROWN GK, TEN HAVE T, HENRIQUES GR, XIE
SX, HOLLANDER JE, BECK AT
JAMA 2005 Aug
3;294(5):563-70
Terapia cognitiva per
la prevenzione dei tentativi suicidari: un trial controllato
randomizzato
CONTENUTO: i tentativi
di suicidio costituiscono il maggior fattore di rischio per il suicidio
completo; sono stati valutati ancora pochi interventi specifici per
prevenire i tentativi suicidari. SCOPO: determinare l’efficacia
dell’intervento di 10 sedute di terapia cognitiva disegnato per
prevenire la ripetizione dei tentativi di suicidio negli adulti che
hanno recentemente tentato il suicidio. DISEGN, SETTING E PARTECIPANTI:
trial controllato randomizzato di adulti (N = 120) che hanno tentato il
suicidio e sono stati valutati in un dipartimento ospedaliero per
urgenze entro 48 ore dal tentativo. I possibili partecipanti (N = 350)
sono stati reclutati consecutivamente dall’ottobre 1999 al settembre
2002; 66 hanno rifiutato di partecipare e 164 non sono risultati idonei.
I partecipanti sono stati sottoposti a follow up a 18 mesi. INTERVENTO:
terapia cognitiva o solita terapia di routine con monitoraggio nei
servizi competenti. PRINCIPALI RISULTATI MISURATI: incidenza dei
tentativi di suicidio ripetuti e numero di giorni fino alla ripetizione
del tentativo. Ideazione suicidaria (dicotomizzata), perdita di
speranza e gravità della depressione a 1, 3, 6, 12 e 18 mesi. RISULTATI:
dall’inizio al 18° mese valutato, 13 partecipanti (24.1%) nel gruppo di
terapia cognitiva e 23 partecipanti (41.6%) nel gruppo di controllo ha
fatto almeno un successivo tentativo di
suicidio (punteggio z asintotico, 1.97; P = .049). Usando il Metodo di
Kaplan-Meier, la probabilità di non commettere ripetizioni stimata al
18° mese nel gruppo di terapia cognitiva
è stata 0.76 (95% intervallo di confidenza [CI], 0.62-0.85) e nel gruppo
di controllo è stata di 0.58 (95% CI, 0.44-0.70). I partecipanti al
gruppo di terapia cognitiva hanno avuto significativamente un tasso più
basso di ripetizione (Wald chi2(1) = 3.9; P = .049) e probabilmente meno
del 50% di ripetizione di suicidio nei partecipanti
al gruppo di controllo (hazard ratio, 0.51; 95% CI, 0.26-0.997).
La gravità della depressione riportata è stata significativamente più
bassa per il gruppo di terapia cognitiva rispetto al gruppo di controllo
a 6 mesi (P = .02), 12 mesi (P = .009) e a 18 mesi (P = .046). Il gruppo
di terapia cognitiva ha riportato significativamente una minor perdita
di speranza del gruppo di controllo a 6 mesi (P = .045). Non ci so |