SUICIDIO E AGGRESSIVITA'
(David Lester)
E' una realtà che la maggior parte dei pazienti che compiono il suicidio siano depressi e che alcuni di loro abbiano un disturbo affettivo diagnosticabile. Numerosi studi hanno inoltre dimostrato che, tra i pazienti psichiatrici, quelli con disturbi affettivi presentano il più alto tasso di suicidi (es, Barner-Rasmussen, et al, 1986).
Questo ha indotto molti ricercatori ad associare il comportamento suicidario con la depressione.
Una conseguenza di ciò è stata che i gruppi di confronto scelti nelle ricerche su campioni di individui suicidari (che hanno tentato il suicidio) sono rappresentati tipicamente da pazienti psichiatrici senza precedenti condotte suicidarie ed in particolare pazienti psichiatrici con una diagnosi di disturbo affettivo.
Nonostante Sigmund Freud abbia concepito il suicidio come derivante dalla rabbia contenuta e repressa diretta verso gli altri (Litman, 1967) solo Henry e Short (1954) hanno incorporato questa idea in una teoria più vasta. Henry e Short considerarono il suicidio e l'omicidio come comportamenti opposti e suggerirono che le forze sociali e le caratteristiche individuali che aumentano il rischio di uno dei due comportamenti, diminuirebbero il rischio dell'altro.
Se il suicidio e l'omicidio sono comportamenti diametralmente opposti allora un utile gruppo di confronto negli studi sui soggetti suicidari sarebbe costituito dagli assASsini. Allo stesso modo un utile gruppo di paragone negli studi sui tentativi di suicidio (o parasuicidi) sarebbe costituito da coloro che commettono aggressioni non fatali su altre persone.
Lester ha dedotto che l'associazione del comportamento suicidario con la depressione ha nascosto il fatto che molti individui che hanno commesso il suicidio erano piuttosto aggressivi (Lester 1987). Similmente molti omicidi e individui aggressivi sono a rischio di suicidio. Per es., in Inghilterra e Galles dal 1977 al 1996, il 4.95 % degli omicidi ha commesso suicidio (Lester, in press).
Lester, Jobes e Spirito (in press) hanno riportato e discusso il caso di un ragazzo suicida di 16 anni con una storia di violenza verso altre persone, inclusi la madre ed i fratelli, che, il giorno precedente al suo suicidio, aveva distrutto la casa dove stava trascorrendole vacanze.
Uno dei pochi gruppi di ricerca che ha esplorato queste idee è quello di Robert Plutchik e Herman Van Praag (es, Plutchik e Van Praag, 1986), che ha elaborato delle scale cliniche per predire il rischio di suicidio e di violenza.
Essi hanno appurato che i punteggi in queste 2 scale sono associati tra di loro e con il livello di impulsività.
Botsis, Plutchik, Kotler e van Plaag (1995) hanno inoltre verificato che nei pazienti psichiatrici il rischio di suicidio era associato con il rischio di violenza ed entrambi erano associati con problemi comportamentali nei pazienti e nei parenti di primo grado.
La relazione tra l'aggressività autodiretta (comportamento suicidario) e quella eterodiretta (comportamento aggressivo) è un argomento di interesse che promette di condurre ad importanti comprensioni sulle cause e la prevenzione di entrambi i comportamenti.
Questo nuovo giornale, "Studi su aggressività e suicidio" è un importante contributo in questo campo e stimolerà ricerche su questi argomenti critici.
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