|
PROGETTO SOPROXi
per sopravvissuti al suicidio
Le persone che hanno perduto per suicidio una persona cara, soffrono e presentano un lento recupero perché si trovano a dover affrontare la perdita, ma anche la vergogna, la paura, il rifiuto, la rabbia ed il senso di colpa.
Aspetti specifici di questo tipo di lutto sono lo stigma sociale verso i sopravvissuti e il diverso impatto che il suicidio determina nel sistema familiare a confronto con altri tipi di morte.
Quei sopravvissuti che erano molto legati al deceduto sono ad elevato rischio di lutto complicato o di altre conseguenze psicosociali.
Durante il Congresso IASP del 2001, in merito alla migliore strategia d'intervento per il lutto da suicidio, è emersa la necessità per tutti i sopravvissuti (parenti o figure professionali) di un supporto, in particolare con setting di gruppo e all'esterno della famiglia (Grad et al., 2004).
E ancora, i sopravvissuti dovrebbero essere contattati di persona dopo il suicidio, ed aiutati a lavorare attraverso il processo di elaborazione del lutto.
Dovrebbero essere sollecitate la consapevolezza tra i professionisti della salute mentale, ed acquisite le abilità per il supporto ai sopravvissuti.
Anche il pregiudizio sociale e lo stigma nei confronti dei sopravvissuti propongono una sfida in tal senso.
Il progetto SOPRoxi
Nella Regione Veneto (Nord-Est dell'Italia), si verificano più di 300 suicidi l'anno (336 nel 2001; ISTAT, 2002) e, con un' enorme popolazione di potenziali clienti, abbiamo sviluppato un protocollo di ricerca-intervento denominato SOPRoxi.
Il termine SOPRoxi deriva da sopravvissuti e proximity, per definire la vicinanza della relazione.
Il progetto SOPRoxi opera a vari livelli.
Il primo problema sta nell'identificare e contattare i sopravvissuti.
Attualmente, queste persona non chiedono attivamente aiuto ai servizi istituzionali e in alcuni casi addirittura lo rifiutano.
I medici di medicina generale, che hanno una stretta relazione professionale con queste persone, rivestono un ruolo essenziale nello stabilire un ponte con le figure professionali della salute mentale.
Abbiamo quindi contattato tutti i MMG del nostro bacino di utenza (numero totale = 345), prima per posta e successivamente tramite contatto telefonico.
La collaborazione con le forze di polizia potrebbe rivelarsi un'altra strada per avvicinare i sopravvissuti, dal momento in cui entrerebbero in contatto con i parenti del suicida nel momento dell'accertamento del decesso.
Loro potrebbero presentare il progetto per permettere ai sopravvissuti di sapere che un aiuto è possibile sia nell'immediato sia attraverso il lavoro di elaborazione del lutto.
Anche altre istituzioni potrebbero collaborare per identificare i sopravvissuti, come i Dipartimenti di Pediatria, i servizi sociali, etc.
Una volta che i sopravvissuti vengano identificati, il passo successivo è valutare coloro che necessitino di sostegno e/o trattamento e coloro che stanno gestendo il processo di lutto autonomamente attraverso il sostegno informale della rete sociale.
Vengono comprese due sedute di valutazione per ottenere più informazioni e per identificare sia i disturbi psichiatrici che il dolore psicologico aspecifico.
Oltre all'intervista clinica, ai soggetti vengono somministrati test psicometrici per una valutazione categoriale e dimensionale.
I principali aspetti valutati sono: la qualità delle relazioni interpersonali, la suicidalità, lo stigma percepito, il livello di depressione, il lutto complicato.
Infine, vengono discussi i risultati dal team clinico, che traccerà successivamente un programma di lavoro che verrà presentato e condiviso con il cliente.
Alcuni pazienti traggono beneficio da poche sedute esplicative volte ad una gestione appropriata dei propri sentimenti ed emozioni.
Tutto ciò facilita il normale processo del lutto.
Si raccomanda caldamente la partecipazione a gruppi di auto-mutuo aiuto, ed il progetto SOPRoxi ne sta curando la realizzazione.
Ciò fornirebbe il supporto e le rassicurazioni ai sopravvissuti che presentino una ripresa più rapida ed un outcome migliori.
Altri tipi di clienti potrebbero necessitare di un intervento psichiatrico e/o farmacologico.
Da un punto di vista psicoterapeutico, i sopravvissuti potrebbero beneficiare sia della Psicoterapia Interpersonale individuale o di gruppo, sia di un più breve Intervento di Crisi.
Nonostante i dati in nostro possesso siano ancora poco rilevanti, tuttavia i risultati delle prime esperienze sono molto incoraggianti.
In sintesi, questi sono gli obiettivi del progetto SOPRoxi (immagine):
- Identificare e contattare i sopravvissuti
-
Valutazione clinica e psicometrica del disagio psicologico
-
Interventi (sessioni di spiegazione; gruppi di auto-mutuo aiuto; approccio psichiatrico e farmacologico; approccio psicoterapico - Intervento di Crisi e IPT)
Riteniamo inoltre che altri aspetti essenziali di questo progetto includano 1) un allargamento delle conoscenze sul suicidio e sul relativo impatto sui sopravvissuti, 2) l'educazioni e l'addestratamento di figure professionali che vengono a contatto con queste persone, 3) e l'assistenza alle figure professionali coinvolte nel suicidio di un proprio assistito.
Tale approccio potrebbe aiutare a rimuovere i comuni pregiudizi che alimentano lo stigma e potrebbe altresì permettere ai sopravvissuti di sentirsi liberi di richiedere e trovare un aiuto appropriato.
Bibliografia
Grad OT, Clark S, Dyregrov K, Andriessen K: What helps and what hinders the process of surviving the suicide of somebody close? Crisis. 25(3); 134-140, 2004
Scocco P, Frasson A, Costacurta A, Donà M, Pavan L: Postvention in suicide. Studies on aggressiveness and suicide (www.aggressuicide.org) 4; 41-55, 2004
Per ulteriori informazioni o appuntamenti, prego contattarci via email o telefonicamente al:
e-mail: soproxi@virgilio.it
Tel.: 049 - 692416
Fax: 049 - 8807050
|